Libri come. Festa del Libro e della Lettura 2011
By Fondazione Musica per Roma
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Libri come. Festa del Libro e della Lettura 2011
| Name | Description | Released | Price | ||
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Umberto Eco | Il sesto romanzo di Umberto Eco non solo ha trovato il favore di tanti lettori ma ha pure acceso un dibattito su alcuni dei temi più controversi che, dal XIX secolo, sono arrivati fino a noi, lasciando una scia di lutti in molta parte del Novecento. Simone Simonini, la figura inventata, con pezzi realissimi di tante figure storiche (e idee) di quel secolo, è il protagonista de _Il cimitero di Praga_, romanzo colto che usa la struttura e gli espedienti dei romanzi d’appendice. Il falsario, pluriomicida e satanista, si mette al servizio dei servizi segreti di mezza Europa: c’entra con la spedizione dei Mille, con i nemici della Comune parigina, poco dopo con gli accusatori di Dreyfus, con quei Protocolli dei Savi di Sion - madre di ogni pamphlet antisemita. Una mole impressionante di intrighi cuciti da Eco per dar conto della linea irrazionale che attraversa la storia del secolo che si vuole positivista. Come si organizzano i materiali narrativi per raccontare un complotto lungo un secolo? A spiegarlo è uno scrittore che è prima di tutto un bulimico e insieme raffinato lettore di libri altrui. | 4/10/11 | Free | View In iTunes |
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Alessandro Bergonzoni | “Posso anche smettere di fare teatro, ma non smetterò mai di scrivere. Qualunque attività io pratichi, parte tutto da lì: è un livello mentale, il pensiero che si muove”. Così diceva qualche anno fa in un’intervista Alessandro Bergonzoni, in tournée con il suo ultimo spettacolo, _Urge_, che al pubblico di Libri come offrirà un intervento inedito pensato intorno ai Come della parola. Filologia, etimologia del Come. Come l’artista. Come la scrittura. Come parlare, perché “le parole fanno quello che gli pare di noi” e diventa allora importante saper stare in relazione con esse. Ascoltarle. Domarle. Piegarle. E chiedersi Come usarle tutti i giorni. E, a maggior ragione, se per lavoro parli in pubblico, devi chiederti Come parlare, qual è l’etica della parola, come e di cosa deve parlare l’artista in questi anni, in questi luoghi. Il rapporto con l’attualità, con la comicità, che può e deve andare oltre alla satira: “Il mio problema è che l’ironia è diventata una siepe dove dietro uno fa le porcate. Noi non vogliamo delle battute, vogliamo delle cose profondamente vere e poi delle cose profondamente comiche. L’ironia ha tolto la febbre dalla fronte e noi non abbiamo più termometri”. | 4/10/11 | Free | View In iTunes |
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Tahar Ben Jelloun | Come è stato possibile che nessuno sia riuscito a prevedere quel che stava montando nei paesi del Maghreb e in Egitto? Come spiegarci l’indifferenza covata nella sponda nord del Mediterraneo di fronte alle società dei paesi della sponda sud? Anche dopo mesi dallo scoppio di quella scintilla che ha stravolto gli assetti di Tunisia, Egitto e Libia (per ora Algeri sembra di nuovo sotto controllo) non ci bastano le spiegazioni di esperti e politici. La verità è che eravamo tutti molto distratti, compiacenti. Presidenti trasformatisi in corrotti governatori a vita che per trenta, quarant’anni hanno dato il meglio di sé in nepotismi e menzogne, questo era il quadro verso il quale l’Europa per prima si velava lo sguardo. Così come ha spiegato il razzismo, la rabbia delle banlieue francesi, per anni Tahar Ben Jelloun ci ha anche ammonito che sotto l’apparente calma le società del Maghreb stavano mutando. Non è stato questa volta solo l’integralismo ad accendere la rivoluzione dei gelsomini ma la voglia di modernità, di opportunità. Quel Facebook e quei telefonini, usati come l’unica opportunità dai milioni di giovani, sono stati l’antefatto del ritrovarsi poi in piazza. Il narratore Tahar Ben Jelloun ci spiega come è potuto accadere e, forse, come potrà evolvere il nuovo Maghreb. | 4/10/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Tahar Ben Jelloun | Come è stato possibile che nessuno sia riuscito a prevedere quel che stava montando nei paesi del Maghreb e in Egitto? Come spiegarci l’indifferenza covata nella sponda nord del Mediterraneo di fronte alle società dei paesi della sponda sud? Anche dopo mesi dallo scoppio di quella scintilla che ha stravolto gli assetti di Tunisia, Egitto e Libia (per ora Algeri sembra di nuovo sotto controllo) non ci bastano le spiegazioni di esperti e politici. La verità è che eravamo tutti molto distratti, compiacenti. Presidenti trasformatisi in corrotti governatori a vita che per trenta, quarant’anni hanno dato il meglio di sé in nepotismi e menzogne, questo era il quadro verso il quale l’Europa per prima si velava lo sguardo. Così come ha spiegato il razzismo, la rabbia delle banlieue francesi, per anni Tahar Ben Jelloun ci ha anche ammonito che sotto l’apparente calma le società del Maghreb stavano mutando. Non è stato questa volta solo l’integralismo ad accendere la rivoluzione dei gelsomini ma la voglia di modernità, di opportunità. Quel Facebook e quei telefonini, usati come l’unica opportunità dai milioni di giovani, sono stati l’antefatto del ritrovarsi poi in piazza. Il narratore Tahar Ben Jelloun ci spiega come è potuto accadere e, forse, come potrà evolvere il nuovo Maghreb. | 4/10/11 | Free | View In iTunes |
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Antonio Tabucchi | “Mai come nella nostra post-modernità il sentimento del tempo è stato così complesso” ha detto Tabucchi in un’intervista rilasciata a “Le Figaro Littéraire”, in occasione dell’uscita in Francia di _Il tempo invecchia in fretta_. “C’è il cosiddetto ‘tempo reale’, c’è il tempo fisico formulato da Einstein e il tempo della coscienza caro a Bergson. Ma non bisogna dimenticare il tempo virtuale, quello dell’economia, in cui i contanti, gli assegni sono scomparsi, sostituiti dal viaggio-lampo della posta elettronica. Infine, il tempo della Storia, che fino a ieri era chiaramente definito, oggi è aggredito e parassitato da pseudostorici che rimettono in discussione gli eventi”. Tutta la narrativa di Antonio Tabucchi gioca sul Tempo, nel senso del ricordo che affiora, del passato che si confonde con il presente in un andirivieni continuo, irrequieto e magicamente risolto. Luoghi, percorsi e personaggi addensano in sé il tempo consumato, in cui si sono espressi malintesi, illusioni, coscienze, speranze, mistificazioni. Tutti motivi tessuti nell’ideale percorso del suo intervento dal titolo, oltremodo significativo, Controtempo: come la scrittura sente il Tempo. | 4/10/11 | Free | View In iTunes |
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Marco Belpoliti e Francesco Piccolo | Indignati, rassegnati, cattolici, libertini, onesti, imbroglioni. A sentire e leggere una definizione sintetica di come siamo noi italiani si finisce per oscillare sempre tra estremi che alla fine non dicono più niente e che ci assolvono sempre e comunque. Berlusconi è la nuova autobiografia della nazione? Chissà se si comincerà dal Presidente del Consiglio, dalla sua voglia di essere arci italiano, di certo due come Belpoliti e Piccolo ne hanno di cose da dire su Berlusconi (il primo gli ha dedicato uno studio,_ Il corpo del capo_, l’altro ha scritto un film, _Il caimano_, e numerosi interventi sulla sua rubrica su “L’Unità”) e, in generale, sui tratti dell’italianità contemporanea. Belpoliti privilegia il contorno, simbologie e oggetti del vivere quotidiano, questo o quel nuovo indispensabile gadget; Piccolo è feroce nel fissare tic e comportamenti, mostra ironicamente come siamo, si ribella all’ovvio e spera di essere smentito dai fatti. Inutilmente. Un’ora su di noi, sui nostri momenti di trascurabile (in)felicità. | 4/10/11 | Free | View In iTunes |
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Alessandro Barbero e Melania Mazzucco | Il lavoro sulle fonti, le ricerche in archivio, l’immaginazione che riempie là dove il documento tace. E poi le ambientazioni, il sapore di avventura che hanno luoghi e tempi lontani, i costumi, gli abiti e gli usi del passato. Il romanzo storico torna in auge, a volte con la sua valenza manzoniana - parlare di ieri per raccontare oggi - a volte per il piacere puro e semplice della ricostruzione, per raccontare storie più o meno note, personaggi veri o verosimili. Alessandro Barbero la storia la studia e la insegna per professione; Melania Mazzucco la frequenta per passione e perché “ineludibile” per uno scrittore italiano. Due autori diversi che hanno molto in comune: lo stesso materiale da cui è nato il saggio, è servito al romanzo, e viceversa; tutti e due hanno raccontato la stessa città, Venezia, nello stesso momento, la fine del '500; tutti e due danno vita a personaggi - soprattutto femminili - di grande attualità. Un dialogo sull’interesse e la capacità di raccontare il passato, sui modi per trasmettere il senso vivo del tempo. | 4/10/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - David Grossman | Come è nato Momik? Quando il bambino di quel romanzo emozionante e complesso che fu venticinque anni fa _Vedi alla voce: amore_ è apparso al giovane scrittore che era allora David Grossman? Pensare ad un incontro con uno scrittore come Grossman significa rivivere, o apprestarsi a conoscere, sensazioni incredibili, momenti che restituiscono alla letteratura il suo ruolo di raccontare dolori e gioie del mondo, dell’esistenza di ogni essere umano. Tanti libri, tanti lettori, si sommano da allora, tanti bambini a zig-zag attraversano le sue storie, tanti adolescenti in fuga, molte le sue riflessioni su quella pace che sembra impossibile ma che è necessaria. Chiedere a Grossman “Come scrive i suoi libri” è l’occasione per passare un tempo prezioso vicino alla Miriam di _Che tu sia per me il coltello_, all’Aharon dal corpo che si rifiuta di crescere de _Il libro della grammatica interiore_, alla madre di _A un cerbiatto somiglia il mio amore_. Nel suo primo libro, _Il sorriso dell’agnello_ , Grossman raccontava di un giovane soldato chiamato Uri e dei suoi pensieri sulla guerra, poi sappiamo che la realtà è stata terribilmente brutale e il figlio chiamato Uri è morto l’ultimo giorno dell’ultima guerra in Libano, nel 2006. Abbiamo letto in questi giorni che Grossman ha dedicato a lui una canzone: forse la risposta di Come scrivere dopo tanto dolore. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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David Grossman | Come è nato Momik? Quando il bambino di quel romanzo emozionante e complesso che fu venticinque anni fa _Vedi alla voce: amore_ è apparso al giovane scrittore che era allora David Grossman? Pensare ad un incontro con uno scrittore come Grossman significa rivivere, o apprestarsi a conoscere, sensazioni incredibili, momenti che restituiscono alla letteratura il suo ruolo di raccontare dolori e gioie del mondo, dell’esistenza di ogni essere umano. Tanti libri, tanti lettori, si sommano da allora, tanti bambini a zig-zag attraversano le sue storie, tanti adolescenti in fuga, molte le sue riflessioni su quella pace che sembra impossibile ma che è necessaria. Chiedere a Grossman “Come scrive i suoi libri” è l’occasione per passare un tempo prezioso vicino alla Miriam di _Che tu sia per me il coltello_, all’Aharon dal corpo che si rifiuta di crescere de _Il libro della grammatica interiore_, alla madre di _A un cerbiatto somiglia il mio amore_. Nel suo primo libro, _Il sorriso dell’agnello_ , Grossman raccontava di un giovane soldato chiamato Uri e dei suoi pensieri sulla guerra, poi sappiamo che la realtà è stata terribilmente brutale e il figlio chiamato Uri è morto l’ultimo giorno dell’ultima guerra in Libano, nel 2006. Abbiamo letto in questi giorni che Grossman ha dedicato a lui una canzone: forse la risposta di Come scrivere dopo tanto dolore. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli | Giancarlo De Cataldo e Carlo Lucarelli sono autori militanti, che credono nella realtà del racconto e nella narrazione come impegno civile. Nei loro libri ripercorrono le pagine di cronaca di ieri e di oggi, sotto forma di romanzo e d’inchiesta. Entrambi hanno raccontato anche momenti più lontani nel tempo, come il Risorgimento o il Colonialismo, ma sempre alla ricerca di un senso che sia utile per leggere l’attualità e le sue contraddizioni. Sono autori che partecipano al dibattito sui fatti che attirano la nostra attenzione, si tratti di episodi di cronaca nera o dei grandi traumi che sconvolgono gli equilibri della democrazia. Come si raccontano i misteri italiani, fra cronaca, narrazione e giustizia? Dalle stragi degli anni di piombo a quelle di mafia, dai legami tra criminalità e classe dirigente, dagli intrecci tra servizi e poteri, sono ancora tante le domande rimaste irrisolte - o dimenticate - che questi autori continuano a porsi. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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Zygmunt Bauman | Non poteva che essere Zygmunt Bauman, il teorico del mondo, dell’amore e degli affetti liquidi, a fornirci un’acuta riflessione su quello che è uno dei fenomeni di relazione più immateriale e diffuso al mondo. Il Bauman ultraottantenne alle prese con _Facebook_, ne indaga le peculiarità di quando il giovane Zuckerberg lo crea (ad Harvard) e la nuova natura dei legami che viene a instaurarsi fra i suoi utenti. Scrive il sociologo che “quando _Facebook_ viene creato risponde a due bisogni, prima non soddisfatti, degli studenti: si sentivano soli, ma incapaci di uscire con i mezzi a loro disposizione da questa solitudine; e poi si sentivano anonimi ed egualmente incapaci di uscire da questo anonimato con le loro forze”. Ma se Robin Dunbar stima a 150 il numero di "relazioni significative" che un individuo può coltivare, come considerare quelle centinaia, migliaia che ognuno può attivare con _Facebook_? Il social network tenta di abbattere tale limite moltiplicando le "amicizie". Ma oltre quel numero si può supporre che si tratti solo di voyeurs che scrutano l'altrui vita quotidiana. Sono solo alcune delle considerazioni di Bauman sul famoso social network ma la sua analisi continua…in sala. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Zygmunt Bauman | Non poteva che essere Zygmunt Bauman, il teorico del mondo, dell’amore e degli affetti liquidi, a fornirci un’acuta riflessione su quello che è uno dei fenomeni di relazione più immateriale e diffuso al mondo. Il Bauman ultraottantenne alle prese con _Facebook_, ne indaga le peculiarità di quando il giovane Zuckerberg lo crea (ad Harvard) e la nuova natura dei legami che viene a instaurarsi fra i suoi utenti. Scrive il sociologo che “quando _Facebook_ viene creato risponde a due bisogni, prima non soddisfatti, degli studenti: si sentivano soli, ma incapaci di uscire con i mezzi a loro disposizione da questa solitudine; e poi si sentivano anonimi ed egualmente incapaci di uscire da questo anonimato con le loro forze”. Ma se Robin Dunbar stima a 150 il numero di "relazioni significative" che un individuo può coltivare, come considerare quelle centinaia, migliaia che ognuno può attivare con _Facebook_? Il social network tenta di abbattere tale limite moltiplicando le "amicizie". Ma oltre quel numero si può supporre che si tratti solo di voyeurs che scrutano l'altrui vita quotidiana. Sono solo alcune delle considerazioni di Bauman sul famoso social network ma la sua analisi continua…in sala. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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Massimo Carlotto | I romanzi di Massimo Carlotto, una delle voci più politiche del noir italiano, nascono sempre da una osservazione attenta dei fenomeni sociali e criminali. La letteratura di genere trova nello scrittore padovano una tensione etica, una necessità sociale, che la caratterizza come scrittura d’inchiesta. In questi anni ha indagato e denunciato - molto prima che se ne cominciasse a discutere - un sistema mafioso radicato al nord, dove il passaggio di potere tra la mala del Brenta e le cosche dei paesi dell’Est, con quel tanto di corruzione diffusa che ha portato, è avvenuto indisturbato: “Sono convinto che il noir sia uno strumento straordinario per raccontare la realtà che ci circonda, in cui letteratura, inchiesta e denuncia si fondono per fornire al lettore una radiografia estremamente precisa della società in cui viviamo”. Sentiremo come nasce una scrittura noir, come si sviluppa una struttura narrativa che si basa sulle fonti e non cerca di offrire consolazione, e dove si va a cercare il lato oscuro della contemporaneità. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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Roberto Calasso | Mente, coscienza, ebbrezza su questo poggia l’India indagata con perizia da Roberto Calasso nel suo ultimo libro. Il Veda è un sapere che appartiene a un luogo e a un tempo molto remoti: l’India del Nord di tremila anni fa. Ed è un mondo che dietro di sé non ha lasciato tracce materiali - edifici, opere d’arte, oggetti - ma solo una congerie vertiginosa di testi. Migrati in India da un settentrione misterioso, gli uomini vedici sembrano avere abitato una scena nuda, in cui ogni gesto, ogni parola, ogni impresa, servivano a un solo scopo: conservare un’attenzione adamantina alla mente che tutto regge e a quell’«_ardore_» da cui il Veda ritiene che tutto abbia avuto origine. Eppure quel pensiero arcano - groviglio composto da inni enigmatici, atti rituali, storie di dèi e folgorazioni metafisiche - sapeva illuminare con luce radente, diversa da ogni altra, gli eventi elementari che appartengono all’esperienza di chiunque, oggi e dappertutto. Così come oggi e dappertutto consentono di raggiungere ciò che sta davanti ai nostri occhi passando attraverso ciò che da noi è più lontano. Dopo _La rovina di Kash_ e _Ka_ il percorso di Calasso continua l’esplorazione di un passato lontano e misterioso che ci riporta “all’innominabile attuale ”. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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V.Di Grado, B.Di Gregorio, D.Di Pietrantonio, L.Ghinelli, A.Lattanzi, V.Tomassini | Come si scrive il primo libro, si chiede l’aspirante scrittore e si chiede anche il lettore quando ha per le mani un nuovo autore. Fenomeno editoriale delle ultime stagioni, il libro d’esordio è diventato un genere a sé, alimentato dal mercato in cerca del nome che scali le classifiche, conquisti la critica e, possibilmente, vinca un premio importante. Questo non significa però solo sfruttare un filone, ma anche più attenzione ai giovani scrittori, alle novità, a temi e linguaggi sperimentali. Per Libri come l’esordio quest’anno è al femminile: perché abbiamo conosciuto autrici diverse tra loro e soprattutto diverse dal cliché della scrittura al femminile; perché le donne quest’anno sono tornate in piazza e forse c’è un nesso tra le cose che succedono e la letteratura; perché le pagine più violente e dolorose che abbiamo letto sono scritte da donne e parlano di malattia, di alienazione, di corpi e di paure. Dalla storia d’amore e di emarginazione di Veronica Tomassini, al romanzo sulla dipendenza di Antonella Lattanzi; dall’infanzia problematica di Barbara Di Gregorio e di Lorenza Ghinelli, al rapporto impossibile tra madre figlia di Viola di Grado e Donatella di Pietrantonio: scritture nuove e complesse che vogliamo raccontarvi con l’aiuto del giornalista Maurizio Bono. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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Dacia Maraini e Michela Murgia | Se non ora quando far dialogare una scrittrice come Dacia Maraini, una vita di libri e di attenzione per il mondo femminile e Michela Murgia, pochi libri ma già determinanti anche per un discorso di genere? La prima che fondò il Teatro della Maddalena per sole donne, la seconda che in una serata televisiva, da un famoso premio letterario, è stata brava a mettere al suo posto un noto conduttore che additava alle telecamere il decolté di un’altra scrittrice. Dacia Maraini che da sempre sappiamo non credente e Michela Murgia che lo è saldamente e che, col suo pamphlet in uscita, _Ave Mary_, riflette intorno all’influenza cattolica sulla formazione dei modelli di genere. La scrittrice di personaggi come l’Enrica de _L’età del malessere_, la _ Colomba_ e la Marianna Ucrìa degli omonimi libri, e ancora l’Amara ne _Il treno dell’ultima notte_, le donne del suo teatro, converserà con chi, passando per l’esperienza diretta, ha raccontato le ragazze precarie dei call center, la Maria e la Tzia Bonaria dell’_Accabadora_ . Un incontro dove letteratura e realtà non staranno certamente in recinti separati. | 4/9/11 | Free | View In iTunes |
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Patrizia Cavalli | Patria è parola amata e abusata, ambigua, accerchiata, arresa; è di moda, scomoda come tutte le mode, contenitore che ogni tanto smarrisce il contenuto, eppure attuale, nuova, faticosa e necessaria. Come dietro a una parola si celino le contraddizioni e le divisioni di 150 anni di Paese è cosa che solo la poesia poteva raccontare senza peso, sussurrare, insinuare e provocare. Patrizia Cavalli l’ha fissata in un poemetto, dove ha messo tutto il rispetto e il dubbio: “Più che bellezza è un’appartenenza / elementare, semplice e già data”. Abbandonate le coordinate storiche e geografiche c’è in queste pagine la Patria restituita a un’idea comune e quotidiana, fatta di piazze, mercati, immigrati, pietre dove si nasconde addormentata: “eccomi qui obbligata / a pensare alla Patria. Che se io l’avessi / non dovrei pensarci, sarei nell’agio pigro / e un po’ distratto di chi si muove / nella propria casa, sicuro anche al buio / di scansare, tanto gli è familiare, / ogni più scabro spigolo di muro.” | 4/8/11 | Free | View In iTunes |
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Ildefonso Falcones | Come raccontare una città? Percorrendola con lo sguardo di un personaggio, con i passi dello scrittore che apertamente si fa viaggiatore al posto del lettore oppure scegliendo un luogo simbolo? Un avvocato che un giorno decide di raccontare la sua città sceglie l’ultima ipotesi, sceglie un luogo che è già una somma incredibile di narrazioni: una cattedrale. E poi quell’avvocato non si fa intimorire dai tanti scrittori, anche recenti come Vásquez Montalbán e Carlos Ruiz Zafón, che hanno raccontato Barcellona, il capoluogo della Catalogna. Nasce da questo azzardo la sfida che Ildefonso Falcones abbraccia quando decide di passare molta parte del suo tempo nelle fornite biblioteche cittadine per suggestionarsi e scrivere _La cattedrale del mare_. La Barcellona medievale prende forma insieme alle navate della chiesa gotica del quartiere dei pescatori di Ribeira, una miriade di personaggi, di eventi sanguinolenti disegnano il momento di maggior espansione del potere catalano. Storia e finzione narrativa danno vita ad un racconto ricco di colpi di scena e l’effetto più evidente è che se vi trovate a Barcellona migliaia di turisti, con tanto di guide aggiornate, cercano proprio _la cattedrale del mare. _ | 4/8/11 | Free | View In iTunes |
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Ascanio Celestini | Attore, regista, narratore, scrittore, antropologo: di Celestini si è scritto molto e stringerlo in un genere farebbe torto alla complessità della sua ricerca. Rivelatosi nel solco del teatro di narrazione civile, mette al centro del suo lavoro l’oralità, la parola che si fa immagine. Il palcoscenico è solo una possibilità per evocare un sistema di significati, possibilità che ricerca anche nella narrazione, negli spettacoli – mai scritti per la scena – che diventano libri, nei libri che diventano film, nelle idee che diventano scatole, contenitori, per altre idee. La Resistenza, il lavoro, il manicomio, sono i nodi intorno a cui la sua attenzione si è concentrata in questi anni. La storia, ma anche la parola - che sia scritta, detta o recitata -, sono un mezzo per evocare un immaginario; la ricerca intorno a un tema, l’ascolto come cellula e ossatura del racconto, la ripetizione e la circolarità della tessitura, il linguaggio quotidiano che parla a tutti, il piccolo e il semplice che diventano grande e appartengono a ognuno: questi sono gli elementi che ritornano nei lavori di Celestini e che trovano una loro epifania nella raccolta _Io cammino in fila indiana_. _"_Racconticerino", come li chiama lui, è una raccolta di filastrocche politiche sull’oggi, arrabbiate e malinconiche, dove il linguaggio è costretto dalla brevità e dalla forma che folgora tutto un universo di temi, accostamenti e letture. | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Emir Kusturica | Come non amare l’universo stralunato e poetico del Fellini dei Balcani? Ognuno avrà una personale predilezione per questo o quel film ma è indubbio che l’opera filmica di Kusturica, negli ultimi due decenni del Novecento, ha segnato profondamente non solo la storia del cinema ma anche la memoria collettiva. Questa sua autobiografia ci svela gli anni della formazione dell’immaginazione dell’artista, un racconto dove Sarajevo è per lui come Rimini per Fellini: un misto di verità e di invenzione. E ancora Tito, la convivenza con le varie etnie jugoslave, i primi film visti, Gagarin che va sulla luna, insomma come si diventa il Kusturica che abbiamo poi amato al cinema. Gli anni del successo clamoroso, il sogno di cambiare il suo paese col cinema. Uomo a volte scomodo e irruento, Kusturica non si nasconde sulle questioni che lo hanno visto attaccato sia dagli ultranazionalisti serbi sia dagli amici di Sarajevo. Il rapporto con Milosevic, la difesa della Serbia e del Kosovo ma anche il racconto del suo villaggio folle di Kustendorf, nelle montagne balcaniche, costruito per il suo cinema e poi aperto al pubblico (che ha vinto pure il premio europeo d’architettura Philippe Rotthier). | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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Emir Kusturica | Come non amare l’universo stralunato e poetico del Fellini dei Balcani? Ognuno avrà una personale predilezione per questo o quel film ma è indubbio che l’opera filmica di Kusturica, negli ultimi due decenni del Novecento, ha segnato profondamente non solo la storia del cinema ma anche la memoria collettiva. Questa sua autobiografia ci svela gli anni della formazione dell’immaginazione dell’artista, un racconto dove Sarajevo è per lui come Rimini per Fellini: un misto di verità e di invenzione. E ancora Tito, la convivenza con le varie etnie jugoslave, i primi film visti, Gagarin che va sulla luna, insomma come si diventa il Kusturica che abbiamo poi amato al cinema. Gli anni del successo clamoroso, il sogno di cambiare il suo paese col cinema. Uomo a volte scomodo e irruento, Kusturica non si nasconde sulle questioni che lo hanno visto attaccato sia dagli ultranazionalisti serbi sia dagli amici di Sarajevo. Il rapporto con Milosevic, la difesa della Serbia e del Kosovo ma anche il racconto del suo villaggio folle di Kustendorf, nelle montagne balcaniche, costruito per il suo cinema e poi aperto al pubblico (che ha vinto pure il premio europeo d’architettura Philippe Rotthier). | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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Stefano Bartezzaghi | Parliamo, per una volta o per una volta in più, di parole. Quando usiamo il tormentone «come dire» a mancare sono le parole per dirlo. Sembra che siano insufficienti, per quantità o per qualità, o che a essere insufficiente sia la conoscenza che ne abbiamo. Nei riguardi delle parole abbiamo troppo spesso un'attitudine frettolosa e inconsapevole: ci accontentiamo di quelle che abbiamo a nostra immediata disposizione (che non di rado conosciamo anche male) e le usiamo ai nostri scopi, come se fossero attrezzi o anche animali da lavoro. Ma la parola non è una bestia da soma (o da sema), che serve a trasportare il significato da qui a là. Ogni parola ha un aspetto fisico, delle inclinazioni, delle preferenze, delle appartenenze, dei punti di vista. Ci sono parole d'autore (velivolo, agnostico), parole di un tempo preciso (transatlantico), parole di un luogo (fuffa, scuorno). Parole legate a una situazione, a un mondo, a una professione, a un sentimento. E poi parole-inciampo, parole-sintomo, parole-enigma, parole-armi, parole-cose. Una piccola galleria di ritratti di parole potrà forse risultare indicativa della differenza fra quello che noi diciamo con le parole e quello che le parole dicono di noi. Parola di enigmista. | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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"150. Le storie d'Italia" | *ore 16.30 - 19.30 Andrea Camilleri *I Mille, la Sicilia, l’Unità Dall’entusiasmo dello sbarco di Garibaldi alle prime difficoltà dell’unificazione, Andrea Camilleri, che così bene ha descritto la Sicilia post unitaria nei suoi romanzi, racconta le origini della nostra storia unita, ricorrendo alla letteratura: da Verga a Tomasi di Lampedusa, fino ai suoi libri, tra cui _Un filo di fumo_, _Il birraio di Preston_, _La bolla di componenda_, _La concessione del telefono_. L’arrivo dei Mille, la leva obbligatoria, i prefetti e la burocrazia piemontese, il brigantaggio e la repressione, ma anche la straordinaria annessione dell’isola al Regno d’Italia e la necessità, comunque, di un nuovo percorso unitario, sono i temi affrontati da Camilleri nella sua narrazione. Attraverso una delle voci letterarie più importanti di oggi comprenderemo il senso dell’essere un solo Stato, anche a partire dalle differenze e dalle problematiche di questi centocinquant’anni. Le origini dell’Unità raccontate dal grande scrittore siciliano apriranno la maratona che ci condurrà fino ai giorni nostri. * Melania Mazzucco *Emigranti: la ricerca della felicità L’Italia dei primi del ‘900 assiste all’imponente fenomeno migratorio che spinge molti ad abbondare il Paese per cercare fortuna altrove. Il viaggio che porta i migranti oltreoceano è faticoso, lungo, vissuto in condizioni igieniche difficili e l’arrivo a Ellis Island, lo sbarco, le ispezioni mediche e la burocrazia americana, le tenement houses, le dure condizioni di lavoro e le difficili condizioni economiche e sociali deludono le aspettative degli italiani. Melania Mazzucco, che ha raccontato una straordinaria storia di emigrazione e di ritorni nel suo romanzo Vita, ci offre però una lettura diversa, certamente emozionante e unica, che aiuta a cogliere un significato più pieno del fenomeno: un atto di libertà, quello della migrazione, e insieme una grande opportunità, sia per chi parte, sia per chi resta. *Alessandro Baricco *Caporetto: il racconto di un’infamia Il secolo comincia con la velocità, con l’affermarsi del progresso, del benessere e del rinnovamento sociale, tecnico, industriale. Poi arriva la Prima Guerra Mondiale, e tutto si ferma. Alessandro Baricco, in questo suo intervento, ci accompagna alla scoperta di quello che è stata la guerra di trincea per l’esercito italiano, non una guerra lampo come si pensava all’inizio, ma al contrario un lungo e logorante combattimento. Il 24 ottobre 1915, i tedeschi infliggono una delle più rovinose sconfitte al nostro esercito, quella di Caporetto. I soldati scendono dalle montagne, abbandonano le armi, nella convinzione che la guerra sia finita e si possa tornare a casa. Le ragioni di una sconfitta ma soprattutto la poesia di una pagina emblematica del nostro passato sono quindi gli elementi del racconto di Baricco. Le letture sono tratte da Questa storia. *ore 20.30 - 23.30* * Dacia Maraini *La vergogna delle leggi razziali Nel 1938 l’Italia è ormai uno Stato a partito unico, il Partito Nazionale Fascista. Durante quell’anno vengono promulgate le leggi razziali, si logora il tessuto sociale e il razzismo diventa regola. Dacia Maraini racconta l’incredulità degli ebrei italiani di fronte all’affermarsi di un costume violento e repressivo, con cui tutti noi ancora oggi ci troviamo a fare i conti. Testimone diretta della brutalità del Fascismo che costrinse la sua famiglia ad espatriare in Giappone, e vittima lei stessa della reclusione in un campo di concentramento, la Maraini narra l’Italia di quegli anni e prova a spiegare cosa significa vivere un’esperienza di esclusione nel proprio Paese. Le pagine che accompagnano questo intervento sono tratte da Il treno dell’ultima notte. * Sandro Veronesi *Gli italiani invisibili del boom economico Sandro Veronesi racconta il boom economico degli anni ’60 assumendo un punto di vista ass | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - "150. Le storie d'Italia" | *ore 16.30 - 19.30 Andrea Camilleri *I Mille, la Sicilia, l’Unità Dall’entusiasmo dello sbarco di Garibaldi alle prime difficoltà dell’unificazione, Andrea Camilleri, che così bene ha descritto la Sicilia post unitaria nei suoi romanzi, racconta le origini della nostra storia unita, ricorrendo alla letteratura: da Verga a Tomasi di Lampedusa, fino ai suoi libri, tra cui _Un filo di fumo_, _Il birraio di Preston_, _La bolla di componenda_, _La concessione del telefono_. L’arrivo dei Mille, la leva obbligatoria, i prefetti e la burocrazia piemontese, il brigantaggio e la repressione, ma anche la straordinaria annessione dell’isola al Regno d’Italia e la necessità, comunque, di un nuovo percorso unitario, sono i temi affrontati da Camilleri nella sua narrazione. Attraverso una delle voci letterarie più importanti di oggi comprenderemo il senso dell’essere un solo Stato, anche a partire dalle differenze e dalle problematiche di questi centocinquant’anni. Le origini dell’Unità raccontate dal grande scrittore siciliano apriranno la maratona che ci condurrà fino ai giorni nostri. * Melania Mazzucco *Emigranti: la ricerca della felicità L’Italia dei primi del ‘900 assiste all’imponente fenomeno migratorio che spinge molti ad abbondare il Paese per cercare fortuna altrove. Il viaggio che porta i migranti oltreoceano è faticoso, lungo, vissuto in condizioni igieniche difficili e l’arrivo a Ellis Island, lo sbarco, le ispezioni mediche e la burocrazia americana, le tenement houses, le dure condizioni di lavoro e le difficili condizioni economiche e sociali deludono le aspettative degli italiani. Melania Mazzucco, che ha raccontato una straordinaria storia di emigrazione e di ritorni nel suo romanzo Vita, ci offre però una lettura diversa, certamente emozionante e unica, che aiuta a cogliere un significato più pieno del fenomeno: un atto di libertà, quello della migrazione, e insieme una grande opportunità, sia per chi parte, sia per chi resta. *Alessandro Baricco *Caporetto: il racconto di un’infamia Il secolo comincia con la velocità, con l’affermarsi del progresso, del benessere e del rinnovamento sociale, tecnico, industriale. Poi arriva la Prima Guerra Mondiale, e tutto si ferma. Alessandro Baricco, in questo suo intervento, ci accompagna alla scoperta di quello che è stata la guerra di trincea per l’esercito italiano, non una guerra lampo come si pensava all’inizio, ma al contrario un lungo e logorante combattimento. Il 24 ottobre 1915, i tedeschi infliggono una delle più rovinose sconfitte al nostro esercito, quella di Caporetto. I soldati scendono dalle montagne, abbandonano le armi, nella convinzione che la guerra sia finita e si possa tornare a casa. Le ragioni di una sconfitta ma soprattutto la poesia di una pagina emblematica del nostro passato sono quindi gli elementi del racconto di Baricco. Le letture sono tratte da Questa storia. *ore 20.30 - 23.30* * Dacia Maraini *La vergogna delle leggi razziali Nel 1938 l’Italia è ormai uno Stato a partito unico, il Partito Nazionale Fascista. Durante quell’anno vengono promulgate le leggi razziali, si logora il tessuto sociale e il razzismo diventa regola. Dacia Maraini racconta l’incredulità degli ebrei italiani di fronte all’affermarsi di un costume violento e repressivo, con cui tutti noi ancora oggi ci troviamo a fare i conti. Testimone diretta della brutalità del Fascismo che costrinse la sua famiglia ad espatriare in Giappone, e vittima lei stessa della reclusione in un campo di concentramento, la Maraini narra l’Italia di quegli anni e prova a spiegare cosa significa vivere un’esperienza di esclusione nel proprio Paese. Le pagine che accompagnano questo intervento sono tratte da Il treno dell’ultima notte. * Sandro Veronesi *Gli italiani invisibili del boom economico Sandro Veronesi racconta il boom economico degli anni ’60 assumendo un punto di vista ass | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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Peter Cameron | Racconta Peter Cameron che nei primi anni '80 fu la scrittrice Ann Bettie a suggerirgli la lettura di Carver, allora sconosciuto anche nelle vivaci librerie del Village Newyorkese. Da quell’incontro nacquero i primi racconti di Cameron, che oggi nel suo pantheon personale di autori, cita Barbara Pym e Evelyn Waugh, E. M. Forster e Iris Murdoch. Ma quando uscirono _Quella sera dorata_ e _Un giorno questo dolore ti sarà utile_, gli amanti dei paragoni tirarono in ballo Edith Wharton, Henry James e, certo, J. D. Salinger. Sarà stato per le atmosfere rarefatte e malinconiche, per l’ironia che caratterizza i suoi dialoghi brillanti e perfetti, e per aver raccontato la storia di un adolescente solitario nella New York degli anni 2000: Cameron ringrazia ma prende le distanze e spiega con garbo come le sue letture influiscano sulla scrittura, uno degli aspetti che Libri come vuole mettere in evidenza, insieme alla curiosità su come nascono le idee, come prendano forma tra la prima e l’ultima pagina: “il libro che ho deciso di scrivere non è mai, alla fine, il libro che ho scritto”, spiega Cameron, che racconterà, in una conversazione con il giornalista Ranieri Polese, le origini dei suoi romanzi e del prossimo, _An Odd Marriage,_ che uscirà negli Stati Uniti nel 2012. | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Peter Cameron | Racconta Peter Cameron che nei primi anni '80 fu la scrittrice Ann Bettie a suggerirgli la lettura di Carver, allora sconosciuto anche nelle vivaci librerie del Village Newyorkese. Da quell’incontro nacquero i primi racconti di Cameron, che oggi nel suo pantheon personale di autori, cita Barbara Pym e Evelyn Waugh, E. M. Forster e Iris Murdoch. Ma quando uscirono _Quella sera dorata_ e _Un giorno questo dolore ti sarà utile_, gli amanti dei paragoni tirarono in ballo Edith Wharton, Henry James e, certo, J. D. Salinger. Sarà stato per le atmosfere rarefatte e malinconiche, per l’ironia che caratterizza i suoi dialoghi brillanti e perfetti, e per aver raccontato la storia di un adolescente solitario nella New York degli anni 2000: Cameron ringrazia ma prende le distanze e spiega con garbo come le sue letture influiscano sulla scrittura, uno degli aspetti che Libri come vuole mettere in evidenza, insieme alla curiosità su come nascono le idee, come prendano forma tra la prima e l’ultima pagina: “il libro che ho deciso di scrivere non è mai, alla fine, il libro che ho scritto”, spiega Cameron, che racconterà, in una conversazione con il giornalista Ranieri Polese, le origini dei suoi romanzi e del prossimo, _An Odd Marriage,_ che uscirà negli Stati Uniti nel 2012. | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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Matthew Fox e Vito Mancuso | Come vivere la propria ricerca spirituale, soprattutto quando questa ricerca incontra l’opposizione, la condanna dell’istituzione della Chiesa? Ci sono libri che mettono paura a chi detiene il potere, la storia, anche quella della Chiesa, è costellata di non poche censure. Il domenicano Matthew Fox, espulso dall’ordine dall’allora cardinale Ratzinger (il libro _In principio era la gioia_ fu definito “pericoloso e fuorviante”) incontra il teologo Vito Mancuso, l’autore de _L’anima e il suo destino_. Un dialogo tra chi auspica una spiritualità non vincolata dall’obbedienza ad una istituzione ma come fiducia nella vita, nella libertà critica, amore per la bellezza, comunione con la natura e con gli esseri umani. I libri di Vito Mancuso hanno suscitato più di una critica censoria da parte di riviste come “Civiltà Cattolica” e “L’Osservatore Romano”, il suo sforzo teorico in direzione di un percorso soggettivo di libertà di fronte a temi come l’esistenza dell’anima e la vita vera lo hanno fatto considerare, per molti, praticamente fuori dalla fede cattolica. | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Matthew Fox e Vito Mancuso | Come vivere la propria ricerca spirituale, soprattutto quando questa ricerca incontra l’opposizione, la condanna dell’istituzione della Chiesa? Ci sono libri che mettono paura a chi detiene il potere, la storia, anche quella della Chiesa, è costellata di non poche censure. Il domenicano Matthew Fox, espulso dall’ordine dall’allora cardinale Ratzinger (il libro _In principio era la gioia_ fu definito “pericoloso e fuorviante”) incontra il teologo Vito Mancuso, l’autore de _L’anima e il suo destino_. Un dialogo tra chi auspica una spiritualità non vincolata dall’obbedienza ad una istituzione ma come fiducia nella vita, nella libertà critica, amore per la bellezza, comunione con la natura e con gli esseri umani. I libri di Vito Mancuso hanno suscitato più di una critica censoria da parte di riviste come “Civiltà Cattolica” e “L’Osservatore Romano”, il suo sforzo teorico in direzione di un percorso soggettivo di libertà di fronte a temi come l’esistenza dell’anima e la vita vera lo hanno fatto considerare, per molti, praticamente fuori dalla fede cattolica. | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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Florence e Noah Richler | Mordecai Richler ha passato grande parte della sua vita di scrittore a dichiarare che i personaggi dei suoi libri, pur condividendo lo stesso ambiente, gli stessi vizi - donne, whisky e sigari in testa - non c’entravano niente con lui. Per la verità non molti, né in Canada né in Italia dopo l’incredibile successo di dieci anni fa, poco prima che morisse, hanno creduto molto a questi distinguo. Barney Panofsky ha finito per coincidere per molta parte col suo creatore, da noi colpa (merito?) anche dell’edizione Adelphi che recava in copertina tanto di fotografia scapigliata e intensa di Richler che ci guardava, da sopra agli occhiali da presbite, già certo di averci irretito con la sua scombinata e folle versione. Come Barney è potuto diventare l’immagine del suo autore? Forse ascoltando la moglie (quindi l’amata Miriam, il suo unico vero grande amore?) e il figlio Richler, lo scrittore cantore di una Montréal ebraica e di una Parigi bohemien, capiremo come quei due settantenni sono diventati un tutt’uno. | 4/3/11 | Free | View In iTunes |
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Antonio Pennacchi e Sandro Veronesi | Un incontro fra due narratori robusti, due che prediligono un intreccio intenso, lontano dalle storie minime, dagli sperimentalismi linguistici, insomma niente “morte del romanzo” dalle parti di Antonio Pennacchi e Sandro Veronesi. Uno arrivato al romanzo dopo i proverbiali 55 rifiuti del suo primo romanzo, Mammut, ora riedito da Mondadori, l’altro - non ancora trentenne - fra gli autori che alla fine degli anni Ottanta esordì con la splendida giornata fra padre e figlio in Per dove parte questo treno allegro. Pennacchi cantore dei veneti che bonificarono le paludi pontine, Veronesi narratore in molti suoi libri dell’Italia tirrenica, quella percorsa da Il sorpasso di Dino Risi. Due autori scelti dal pubblico, dai premi (entrambi premi Strega) e dal cinema. Pennacchi che racconta l’epopea comunitaria di Canale Mussolini e Veronesi che indaga la piccola comunità sconvolta dai fatti di sangue in XY. Insieme dialogano sulle loro tecniche, sulle loro scelte di scrittori e lettori. | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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Margaret Mazzantini | Scrivere per un’autrice come Margaret Mazzantini significa confrontarsi con il femminile, con le relazioni sentimentali e familiari, con l’osservazione del quotidiano. Nei suoi libri - in quelli di grande successo come _Non ti muovere_ e _Venuto al mondo_, ma anche nell’ultimo romanzo da poco in libreria, _Nessuno si salva da solo_ - è sempre attenta al dettaglio, a tratteggiare i personaggi, a soffermarsi sulla violenza, sulla mancanza e sul dolore, che si tratti di qualcosa che capita a tutti, come l’inizio o la fine di un amore, o di qualcosa che capita lontano, come la guerra nei Balcani, mai vissuta in prima persona eppure raccontata con tanta feroce precisione. Come nascono e come crescono le storie nell’immaginazione di una scrittrice che ha confessato “Scrivere è doloroso, ma mi è necessario: per me è come scendere ogni giorno in miniera?” | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Elmore Leonard | Elmore Leonard è il grande vecchio del crime novel, un maestro di dialoghi che ha ispirato registi e scrittori, ma è anche un uomo molto divertente: a 85 anni ha scritto 45 romanzi, tra noir e western, tutti a penna. Ogni giorno si siede 5 o 6 ore alla scrivania e in questo momento è molto preso dalla serie tv _Justified _di cui è anche produttore. È famoso il suo decalogo di regole per lo scrittore e per questo siamo curiosi di sentirlo parlare a Libri come: non aprire mai un libro parlando del tempo, usa solo il verbo “dire” per interrompere i dialoghi (perché la frase è del personaggio, il verbo dello scrittore che si intromette), non usare avverbi che è peccato mortale, concediti solo 3 punti esclamativi ogni 100mila parole a meno che tu non sia Tom Wolfe, taglia le parti che come lettore salteresti - quelle che contengono troppe parole -. E c’è da dargli retta, se il risultato sono libri come _Rum Punch Out of Sight, Hot kid_, fino a _ Lo sconosciuto n. 89_ (da poco ripubblicato da Einaudi). Ma la più preziosa di queste regole, quella che tutte le comprende e che Leonard dimostra di avere sempre seguito, è che se una frase suona scritta va riscritta. | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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Elmore Leonard | Elmore Leonard è il grande vecchio del crime novel, un maestro di dialoghi che ha ispirato registi e scrittori, ma è anche un uomo molto divertente: a 85 anni ha scritto 45 romanzi, tra noir e western, tutti a penna. Ogni giorno si siede 5 o 6 ore alla scrivania e in questo momento è molto preso dalla serie tv _Justified _di cui è anche produttore. È famoso il suo decalogo di regole per lo scrittore e per questo siamo curiosi di sentirlo parlare a Libri come: non aprire mai un libro parlando del tempo, usa solo il verbo “dire” per interrompere i dialoghi (perché la frase è del personaggio, il verbo dello scrittore che si intromette), non usare avverbi che è peccato mortale, concediti solo 3 punti esclamativi ogni 100mila parole a meno che tu non sia Tom Wolfe, taglia le parti che come lettore salteresti - quelle che contengono troppe parole -. E c’è da dargli retta, se il risultato sono libri come _Rum Punch Out of Sight, Hot kid_, fino a _ Lo sconosciuto n. 89_ (da poco ripubblicato da Einaudi). Ma la più preziosa di queste regole, quella che tutte le comprende e che Leonard dimostra di avere sempre seguito, è che se una frase suona scritta va riscritta. | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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Nicole Krauss | Se amate le storie amerete i libri di Nicole Krauss. Come si possono evocare vicende verificatesi in epoche diverse, vite vissute in paesi lontanissimi fra di loro come il Cile e Israele, New York e Budapest? Nicole Krauss ha quella capacità combinatoria che permette a più fili di tendersi verso un’unica matassa. Ogni persona è un mondo di ipotesi, di collegamenti apparentemente impensabili se ci abituiamo a guardare le cose solo per quello che sembrano. Una scrivania coi suoi diciannove cassetti diventa così il generatore delle storie al centro di La grande Casa, l’ultima sfida di questa autrice alle possibilità della letteratura. La memoria si può perdere, come raccontava nel suo primo romanzo, oppure si può trovare, si può inseguire e mettere in collegamento con quella di altri esseri umani, accadeva in _La storia dell’amore_ si rinnova in questo ultimo struggente romanzo. La scrivania di La grande Casa custodisce tante piccole e grandi storie, come la letteratura amata dalla Krauss, da Bruno Schulz a David Grossman, quelle storie salvano il mondo, restituiscono senso e dignità a tutti coloro che sono periti nelle follie del mondo. | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Nicole Krauss | Se amate le storie amerete i libri di Nicole Krauss. Come si possono evocare vicende verificatesi in epoche diverse, vite vissute in paesi lontanissimi fra di loro come il Cile e Israele, New York e Budapest? Nicole Krauss ha quella capacità combinatoria che permette a più fili di tendersi verso un’unica matassa. Ogni persona è un mondo di ipotesi, di collegamenti apparentemente impensabili se ci abituiamo a guardare le cose solo per quello che sembrano. Una scrivania coi suoi diciannove cassetti diventa così il generatore delle storie al centro di La grande Casa, l’ultima sfida di questa autrice alle possibilità della letteratura. La memoria si può perdere, come raccontava nel suo primo romanzo, oppure si può trovare, si può inseguire e mettere in collegamento con quella di altri esseri umani, accadeva in _La storia dell’amore_ si rinnova in questo ultimo struggente romanzo. La scrivania di La grande Casa custodisce tante piccole e grandi storie, come la letteratura amata dalla Krauss, da Bruno Schulz a David Grossman, quelle storie salvano il mondo, restituiscono senso e dignità a tutti coloro che sono periti nelle follie del mondo. | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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Roberta De Monticelli e Luigi Zoja | Cosa succede se filosofia e psicoanalisi si incontrano in uno scambio di saperi? Unite da una comune matrice che è quella di indagare l’uomo e il pensiero, la prassi le separa in due campi di ricerca e di azione distinti. Ma se il cuore dell’analisi è etico – poiché deve combattere le false verità, ecco che la questione morale investe sia la speculazione astratta sul pensiero che le sue implicazioni pratiche. Se Roberta De Monticelli nel suo fortunato libro _La questione morale_, affronta temi come la corruzione e la responsabilità, Luigi Zoja ci ricorda che “una relazione circolare lega l’etica alla psicoterapia”. Sincerità con se stessi e impegno alla verità sono al centro della riflessione di questi due studiosi: cosa emerge dal confronto tra le loro idee? Come metterle in relazione? E perché preoccuparsi del risvolto etico di quelle che siamo abituati a pensare come le più private manifestazioni dell’io? | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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Mauro Covacich, Helena Janeczek, Walter Siti | Il neologismo "Autofiction", alla francese, dove ha avuto luogo il dibattito iniziale sul termine (coniato nel 1977 dal critico e scrittore Serge Doubrovsky) e dove con autori come Philippe Forest continua, è un termine poroso. Potremmo dire che il termine sta a indicare un racconto di fatti della vita dell’autore sotto una forma più o meno romanzata. È evidente che dopo la psicoanalisi non è più possibile scrivere autobiografie trasparenti, solo tenendo conto di questo fatto è possibile installarsi come personaggi reali in narrazioni inventate. “Mi chiamo Walter Siti, come tutti”, così comincia _Troppi paradisi_ di Walter Siti, uno dei romanzi cardini di questa modalità narrativa, mentre Mauro Covacich porta in giro il narratore col suo nome in _Prima di sparire_ e fa fare ad un suo personaggio, ormai seriale, quello che farà lui, scrittore e maratoneta nella videoinstallazione _L’umiliazione delle stelle_. Pure _Lezioni di tenebra_ di Helena Janeczek è un’autobiografia fittizia, anche se realissimo e tremendo è il viaggio ad Auschwitz con la madre. Tre autori per indagare alcune possibilità del romanzo, in un mondo zeppo di narrazioni che si vogliono certificare come vere. | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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Gherardo Colombo | Era il 2007 e ci si avvicinava al quindicesimo anniversario di Mani Pulite, quando Gherardo Colombo lascia la magistratura per dedicarsi ai giovani e dare loro due cose, metodi e informazioni: “Ho fatto il magistrato per 33 anni. Per quanto ci si potesse impegnare è sempre stato impossibile far funzionare la giustizia in modo perlomeno accettabile. È progressivamente maturata in me la convinzione che per far funzionare la giustizia fosse necessaria una profonda riflessione sulla relazione tra i cittadini e le regole”, una relazione sofferta, fatta di corruzione, impunità e caratterizzata dall’assenza di una battaglia in nome della legalità. Sono passati quattro anni da quando, in un’intervista a Luigi Ferrarella, Colombo diceva: “Mi sono convinto che può esistere giustizia soltanto se esiste un pensiero collettivo che in primo luogo individui il senso della giustizia nel rispetto degli altri; che poi ci rifletta; e che infine, se ne viene convinto, arrivi a condividerlo. Si tratta di confrontarsi con i fondamenti della Costituzione, il riconoscimento e la tutela dei diritti fondamentali e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”. Da allora, gira per le scuole per andare alla fonte e per spiegare come il rispetto delle regole sia, innanzitutto, un esercizio di libertà. | 4/2/11 | Free | View In iTunes |
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Andrea De Carlo e Chiara Gamberale | Diversi per età e scrittura, Andrea De Carlo e Chiara Gamberale sono autori che nei loro romanzi hanno raccontato spesso i rapporti, le relazioni, i sentimenti che legano le persone: amore, amicizia, legami familiari. Al centro dei loro libri ci sono i personaggi, le loro storie, la complessità e la semplicità del quotidiano che diventano lente d’ingrandimento per leggere i mutamenti socio-culturali che dal privato invadono il pubblico. Come si raccontano i sentimenti? Quali pudori sono necessari e quali la letteratura deve infrangere per descrivere la sfera più intima delle emozioni? È l’alfabeto più difficile da imparare, quello delle passioni, del desiderio, della vertigine e dell’abbandono, perché anche l’amore oggi è liquido (ci spiegherà uno degli ospiti più attesi di Libri come, il sociologo Zygmunt Bauman): sfugge alle definizioni e alle possibilità, e i rapporti sono fragili come lo sono le nostre paure. Nel primo dei dialoghi di questa edizione vedremo come riesce la scrittura a raccontare la complessità e l’ambiguità di tutte le nostre relazioni. | 4/1/11 | Free | View In iTunes |
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Claudio Magris | Oggi non è ancora passato un secolo da quando l’impero asburgico scomparve. Claudio Magris, poco più che ventenne triestino, dedicò la sua dissertazione di laurea alla ricostruzione di quel mondo e partì per una mappatura di un mondo fatto di libri, incontri e viaggi. Con _ Danubio_, un libro che ha imposto uno stile, che ha indicato una strada alla letteratura italiana, quel viaggio si faceva storico geografico, diventava un’elegia dell’identità plurima di quel mondo, un viaggio in Europa colta un attimo prima che accadesse l’89 e lo sfacelo dell’ex Jugoslavia. Come sazio per il viaggio in un mondo grande e sovrannazionale, Magris si dedicò poi alle piccole patrie concentrate su un ristretto tratto di terra e mare. _Microcosmi_ è stato un altro libro di memorie e territorio, il completamento di una geografia interiore. Come viaggia Magris, con quale aspettative si pone verso lo spazio che lo accoglie è una curiosità certa dei suoi lettori che lo aspetteranno a questo incontro romano. Poi c’è lo scrittore notturno, il drammaturgo che imprigiona i suoi personaggi in spazi spesso angusti, la negazione perfetta delle pianure, del mare e delle montagne del prosatore. Un incontro per svelare un’avventura letteraria, cogliere qualche segreto del lettore di professione. | 4/1/11 | Free | View In iTunes |
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Roberto Saviano "Come scrivo: raccontare il Sud attraverso la sua musica" | Sarà lo scrittore *Roberto Saviano* a concludere la prima edizione di _Libri come. Festa del libro e della Lettura_ con la conferenza introdotta da *Marino Sinibaldi *"_Come scrivo: raccontare il Sud attraverso la sua musica_". Prendendo spunto da come la musica dei neomelodici napoletani racconta il Sud, Saviano nel suo intervento, mostra come l’ispirazione di un libro possa nascere non solo da altri libri, dalle indagini, dalla strada, ma anche dalla musica, soprattutto quando esprime la voce di una terra. | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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A. Innocenti, G. Lettieri, Mons. A. Lonardo, U. Sartorio | Se Santa Teresa aveva ragione a sostenere che piangiamo più per le preghiere esaudite che per quelle non esaudite, che cosa ci spinge a imparare a pregare? Dal calcetto dell’oratorio, al coro della domenica pomeriggio, dall’ora di religione ai quindici minuti di ricreazione all’ombra dei campanili delle scuole cattoliche, di cosa sono fatti i libri di preghiere? Preghiamo per vincere al lotto, per essere felici, o per avvicinarci alla fede? E oggi che il confronto tra laici e cattolici, e tra cattolicesimo e altre fedi, investe sempre di più la vita quotidiana di tutti, come e in che forma si veicolano i principi e la dottrina, anche nelle loro implicazioni quotidiane e concrete? Partendo dal testo ufficiale della fede cattolica, Il Catechismo, e passando per i compendi rivolti ai ragazzi- ma non solo a loro- e per i giornali e le riviste, quali sono le forme della comunicazione e quali invece quelle delle religioni che formano il mosaico di una società multiculturale e multi religiosa? E possono, questi linguaggi, comunicare tra loro? | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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Niccolò Ammaniti "Io ho paura: le più terrificanti scene del cinema" | Dei generi tradizionali, l’horror è tra i pochi ad aver trasmesso il proprio fascino anche agli adolescenti di oggi. Dagli anni ’80’ ha assistito ad un incremento costante della sua produzione letteraria e cinematografica: cosa vuol dire provare paura al cinema, e perché ci piace ? Che rapporti ci sono tra la tensione provocata dalla scrittura e quella indotta da immagini e suoni dei film? Com’è possibile che il digitale, con la sua vocazione al realismo e al documentario, sia diventato in film come Blair Witch Project o Rec o Paranormal Activity, uno degli strumenti più efficaci per farci saltare sulla sedia o farci aggrappare ai braccioli? Uno dei più brillanti e popolari scrittori italiani, Niccolò Ammaniti, capace di iniettare con una travolgente immaginazione tensione e humour nel racconto intransigente e smaliziato dell’Italia contemporanea, proporrà la sua top list di scene che lo hanno terrorizzato al cinema, da Kubrick a Walt Disney, da Rob Zombie a Takeshi Mike, da L’esorcista a Rec. Mario Sesti, ideatore della Festa del Cinema e attualmente curatore della sezione L’Altro Cinema | Extra, che ha conversato sul palco con autori e attori come i fratelli Coen e Cronenberg, Meryl Streep e Al Pacino, e tanti altri, dialogherà con lui per capire perché i film, ma anche i libri, siano imbattibili nel metterci le mani addosso, invisibili - e farci morire di paura. Nel finale, una sorpresa assoluta: un corto horror scritto da Ammaniti e mai mostrato, sino ad ora, sul grande schermo. | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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Muriel Barbery "Come leggo i libri degli altri" | Ormai se la ricordano in tantissimi quella prima pagina, dove una portinaia che apparentemente esaurisce in se tutti i cliché della professione, tutta la letteratura del caso, e invece nella sua guardiola discetta di Marx, in particolare dell’undicesima tesi su Feuerbach da L’Ideologia tedesca. Comincia col suo sarcasmo, con i giudizi di Renée, uno dei successi più incredibili degli ultimi anni, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Un romanzo che la sua autrice definisce “un romanzo medio” e che partì in Francia con 4mila copie di tiratura. Il resto della storia e dell’umanità che sfila dal condominio alto borghese di rue de Grenelle 7 è noto a tutti: c’è la piccola Paloma, la ragazza raffinata e sensibilissima, figlia di un ministro, che medita di uccidersi nel giorno del suo tredicesimo compleanno, mentre recita anche lei la sua impostura facendo finta di essere mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come la stragrande maggioranza dei suoi coetanei. Tanti libri citati dentro al romanzo e allora Come legge, la sua autrice, i libri degli altri? | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Muriel Barbery "Come leggo i libri degli altri" | Ormai se la ricordano in tantissimi quella prima pagina, dove una portinaia che apparentemente esaurisce in se tutti i cliché della professione, tutta la letteratura del caso, e invece nella sua guardiola discetta di Marx, in particolare dell’undicesima tesi su Feuerbach da L’Ideologia tedesca. Comincia col suo sarcasmo, con i giudizi di Renée, uno dei successi più incredibili degli ultimi anni, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Un romanzo che la sua autrice definisce “un romanzo medio” e che partì in Francia con 4mila copie di tiratura. Il resto della storia e dell’umanità che sfila dal condominio alto borghese di rue de Grenelle 7 è noto a tutti: c’è la piccola Paloma, la ragazza raffinata e sensibilissima, figlia di un ministro, che medita di uccidersi nel giorno del suo tredicesimo compleanno, mentre recita anche lei la sua impostura facendo finta di essere mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come la stragrande maggioranza dei suoi coetanei. Tanti libri citati dentro al romanzo e allora Come legge, la sua autrice, i libri degli altri? | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Cees Nooteboom "Come scrivo i miei libri" | Non è facile distinguere in Cees Nooteboom fra vita vissuta e scrittura, tanto le due cose sono fittamente intrecciate. Scrive da oltre cinquant’anni quello che è stato soprannominato “l’olandese viaggiante”; cominciò con un romanzo on the road e non ha mai smesso né di viaggiare, né di duplicare, nelle diverse forme della scrittura: dal romanzo, alla poesia, alla saggistica, il proprio errare per il mondo. Il viaggio, insieme all’illusorietà del confine tra reale e immaginario, sono le chiavi indispensabili per accedere all’opera di questo grande cosmopolita, un intellettuale che si è perfino posto la domanda “come si diventa europei”, lui che padroneggia una manciata di lingue ed è stato in ogni continente. Come questo incessante viaggiare, essere altrove, diventa il nutrimento più importante di una ricerca letteraria fra le più intense e particolari dell’intera letteratura mondiale è il tema del suo raccontarsi al festival. Nooteboom da “spettatore del mondo”, come ama definirsi, ci mostra l’opera di cucitura che la scrittura è capace di fare delle diverse realtà geografiche, culturali. | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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Cees Nooteboom "Come scrivo i miei libri" | Non è facile distinguere in Cees Nooteboom fra vita vissuta e scrittura, tanto le due cose sono fittamente intrecciate. Scrive da oltre cinquant’anni quello che è stato soprannominato “l’olandese viaggiante”; cominciò con un romanzo on the road e non ha mai smesso né di viaggiare, né di duplicare, nelle diverse forme della scrittura: dal romanzo, alla poesia, alla saggistica, il proprio errare per il mondo. Il viaggio, insieme all’illusorietà del confine tra reale e immaginario, sono le chiavi indispensabili per accedere all’opera di questo grande cosmopolita, un intellettuale che si è perfino posto la domanda “come si diventa europei”, lui che padroneggia una manciata di lingue ed è stato in ogni continente. Come questo incessante viaggiare, essere altrove, diventa il nutrimento più importante di una ricerca letteraria fra le più intense e particolari dell’intera letteratura mondiale è il tema del suo raccontarsi al festival. Nooteboom da “spettatore del mondo”, come ama definirsi, ci mostra l’opera di cucitura che la scrittura è capace di fare delle diverse realtà geografiche, culturali. | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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C. Baresani, B. Schisa, S. Bertola | Di che cosa scriviamo quando scriviamo d’amore? La scrittura dei sentimenti e delle passioni è forse la più difficile, l’alfabeto delle emozioni appartiene a un linguaggio complicato e l’amore è anch’esso liquido. Nessuno parla volentieri di sentimenti, sarà colpa delle canzonette, o dei bigliettini dei cioccolatini, ma il privato è sempre più privato. Eppure l’amore è sempre quella cosa che fa girare il mondo, e anche in tempi di crisi, resiste al primo posto nei desideri e delle preoccupazioni delle donne, e anche degli uomini. Dai romanzi Harmony alle storie di Liala, fino ai campioni delle vendite dei best seller rosa, l’amore sembra però cosa da donne, almeno in letteratura. Ma se l’amore si fa in due, dov’è l’altra faccia del pianeta? Perché le donne raccontano l’amore e gli uomini (pochi ) raccontano il sesso? Qual è il linguaggio, la frase, l’immagine giusta per descrivere un senso, uno sguardo, una vertigine? Dietro a ogni storia d’amore c’è la vita di tutti i giorni, con le sue banalità e le sue fatiche; dietro a una storia d’amore ci sono le persone, le famiglie, i figli, i divorzi, le leggi, le case, le vacanze, i lavori, le malattie, il dolore e il piacere e nelle pagine dei romanzi di oggi, non solo e non più rosa, c’è tutto questo | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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Alberto Arbasino "Come leggo i libri degli altri" | Quanti libri ha letto Alberto Arbasino? Quanti libri ha citato nelle sue lunghissime liste, in quell’infinita digressione ciclica che è la sua opera? I suoi libri, i suoi articoli sono fatti di libri. Ha scritto in Fratelli d’Italia che è il racconto de “L’ultima generazione che sul serio a vent’anni aveva lu tous le livres: uno al giorno, e magari due o tre. Interamente, normalmente, anche divertendosi. Facendolo pesare, mai”. I libri letti, i libri degli altri, sono spesso i protagonisti dei suoi libri. Tutti gli arbasiniani ,almeno una volta, hanno fatto il gioco di controllare nei suoi reportage culturali quanti libri (quadri, opere, film e molto altro) citati fossero stati da loro letti, o almeno conosciuti. Non risulta ci siano stati mai percorsi netti. Tutto cominciò come racconta Arbasino stesso nella Cronologia del primo Meridiano con la biblioteca di casa con i libri dello zio ufficiale che “da bambino mi spiegava l’Amleto” e col nonno Alfredo “che mi raccontava il Don Chisciotte a puntate”. E poi la prima edizione in francese di Gatsby le magnifique, e poi… | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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S. Barzini, Don Pasta, L. Nucciotti, A. Perin | I libri di cucina sono un genere che non conosce crisi, merito anche del successo sempre in crescita del settore enogastronomico: riviste specializzate, pagine dei quotidiani, programmi televisivi, alla ricerca dei sapori nascosti, della tradizione e della moda. L’editoria intercetta la domanda di un pubblico sempre più “affamato”, e sono lontani i tempi in cui, tra gli anni ’50 e i ’70, il libro di cucina era uno e uno solo e si tramandava di madre in figlia: Il cucchiaio d’argento per gli angeli del focolare, o Il contaminuti di Elena Spagnol, il libro di cucina per la donna che lavora. Oggi, è il caso di dirlo, ce n’è per tutti i gusti: dal ricettario di famiglia alle tradizioni del territorio, dalla cucina etnica, a quella per single, dai libri dedicati ai bambini, a quelli per gli animali. Ma dietro a un libro di cucina, il più delle volte, ci sono i saperi, prima dei sapori: come si crea una ricetta, come si adattano ai tempi e ai luoghi dosi e ingredienti che forse non esistono più o, al contrario, come si riproduce un piatto antico? Il cibo riguarda anche altre sfere, e come cambia, per esempio, il rapporto tra i popoli e il corpo, o la festa ? E soprattutto, quali filosofie del gusto, quali mode e quali entusiasmi si celano dietro le pagine di un libro di cucina? | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Cathleen Schine "Come scrivo i miei libri" | Donne, donne e ancora donne, come nel divertente film del 1939 firmato da George Cukor, cosi ci appaiono le commedie sofisticate scritte da Cathleen Schine. Donne quarantenni e cinquantenni che s’innamorano, altre che vengono lasciate, naturalmente per altre più giovani, c’è chi riceve misteriose lettere d’amore, e chi è sconvolta da un licenzioso manoscritto. Si chiamano Alice, Brenda, Jody, Helen, Elizabeth, ed è in arrivo Betty nel recente Tutto da capo, appena mollata dopo cinquant’anni di matrimonio. Con due figlie, Miranda, agente letterario, e Annie, bibliotecaria, entrambe cinquantenni, il terzetto non perde l’occasione per cominciare una nuova vita. Commedie che si snodano fra il New England e Central Park. Brillanti e ironici i libri della della Schine raccontano i turbamenti che intervengono quando (quasi) tutto sembrava delineato, assopito. Il lato meno aggressivo, forse più snob, delle sorelle e figlie della letteratura chick lit. Chissà quanti uomini ci saranno in sala, magari a spiare? | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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Cathleen Schine "Come scrivo i miei libri" | Donne, donne e ancora donne, come nel divertente film del 1939 firmato da George Cukor, cosi ci appaiono le commedie sofisticate scritte da Cathleen Schine. Donne quarantenni e cinquantenni che s’innamorano, altre che vengono lasciate, naturalmente per altre più giovani, c’è chi riceve misteriose lettere d’amore, e chi è sconvolta da un licenzioso manoscritto. Si chiamano Alice, Brenda, Jody, Helen, Elizabeth, ed è in arrivo Betty nel recente Tutto da capo, appena mollata dopo cinquant’anni di matrimonio. Con due figlie, Miranda, agente letterario, e Annie, bibliotecaria, entrambe cinquantenni, il terzetto non perde l’occasione per cominciare una nuova vita. Commedie che si snodano fra il New England e Central Park. Brillanti e ironici i libri della della Schine raccontano i turbamenti che intervengono quando (quasi) tutto sembrava delineato, assopito. Il lato meno aggressivo, forse più snob, delle sorelle e figlie della letteratura chick lit. Chissà quanti uomini ci saranno in sala, magari a spiare? | 3/28/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Chico Buarque de Hollanda "Come scrivo i miei libri" | Scrivere un romanzo per obbedire ad una suggestione di una lingua straniera che non si conosce, cosi ha fatto qualche anno fa Chico Buarque De Hollanda per il suo Budapest. Solo il suono di un idioma altro, solo l’orecchio di un musicista poteva tendersi fino a tanto. Come fa l’autore di canzoni che dicono “vivere non è cercare dei perché ma usar la usar la bocca gli occhi e il cuore” , l’autore di storie che durano quattro minuti, e una vita, a passare alle storie che compongono un romanzo? Chico Buarque naviga a vista, ora, come per Budapest sceglie il suono di una lingua, ora, come per l’ultimo Latte versato, sceglie una prospettiva storica, lui figlio di un grande storico brasiliano. Il filo della memoria di un paese può ben stare in una rivoluzione musicale come fu quella della bossa nova oppure nel monologo che il centenario Eulalio, morente, dal letto di un ospedale di Rio de Janeiro ricama intorno alle sue vicende personali e per estensione a quelle dell’intero Brasile. Quando scrive i suoi romanzi, quattro finora e di grande successo, Buarque dice di non suonare né di ascoltare la musica, la insegue nel ritmo delle frasi che scrive. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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Chico Buarque de Hollanda "Come scrivo i miei libri" | Scrivere un romanzo per obbedire ad una suggestione di una lingua straniera che non si conosce, cosi ha fatto qualche anno fa Chico Buarque De Hollanda per il suo Budapest. Solo il suono di un idioma altro, solo l’orecchio di un musicista poteva tendersi fino a tanto. Come fa l’autore di canzoni che dicono “vivere non è cercare dei perché ma usar la usar la bocca gli occhi e il cuore” , l’autore di storie che durano quattro minuti, e una vita, a passare alle storie che compongono un romanzo? Chico Buarque naviga a vista, ora, come per Budapest sceglie il suono di una lingua, ora, come per l’ultimo Latte versato, sceglie una prospettiva storica, lui figlio di un grande storico brasiliano. Il filo della memoria di un paese può ben stare in una rivoluzione musicale come fu quella della bossa nova oppure nel monologo che il centenario Eulalio, morente, dal letto di un ospedale di Rio de Janeiro ricama intorno alle sue vicende personali e per estensione a quelle dell’intero Brasile. Quando scrive i suoi romanzi, quattro finora e di grande successo, Buarque dice di non suonare né di ascoltare la musica, la insegue nel ritmo delle frasi che scrive. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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Slavoj Žižek "Come leggo Marx, come leggo Lacan" | Bulimico, citazionista, provocatorio. Uno spettro, molto alto, s’aggira per l’Europa (e l’America) è il filosofo e psicanalista sloveno Slavoj Žižek. Il performer del pensiero forte che cortocircuita pensatori, vissuti quando non c’era neppure la fotografia, con l’immaginario del cinema hollywoodiano. L’esegeta massimo delle scelte del Neo di Matrix, il pensatore che vede il nostro tempo presente racchiuso tra KungFuPanda e Il cavaliere oscuro (Batman, ovviamente), che ha appena letto Avatar come “perfetto esempio di marxismo Hollywoodiano” e giudicato il marine protagonista del film con le categorie che Lacan applicava al marchese de Sade, ci spiegherà che “anche se è più reale della fantasia, la realtà ha bisogno della fantasia”. Come leggendo Marx e Lacan dentro il cinema americano, dentro il fallimento della politica e dell’economia, conosciamo meglio i limiti del reale. Tutto questo e forse (molto) altro ancora. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Slavoj Žižek "Come leggo Marx, come leggo Lacan" | Bulimico, citazionista, provocatorio. Uno spettro, molto alto, s’aggira per l’Europa (e l’America) è il filosofo e psicanalista sloveno Slavoj Žižek. Il performer del pensiero forte che cortocircuita pensatori, vissuti quando non c’era neppure la fotografia, con l’immaginario del cinema hollywoodiano. L’esegeta massimo delle scelte del Neo di Matrix, il pensatore che vede il nostro tempo presente racchiuso tra KungFuPanda e Il cavaliere oscuro (Batman, ovviamente), che ha appena letto Avatar come “perfetto esempio di marxismo Hollywoodiano” e giudicato il marine protagonista del film con le categorie che Lacan applicava al marchese de Sade, ci spiegherà che “anche se è più reale della fantasia, la realtà ha bisogno della fantasia”. Come leggendo Marx e Lacan dentro il cinema americano, dentro il fallimento della politica e dell’economia, conosciamo meglio i limiti del reale. Tutto questo e forse (molto) altro ancora. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto | Si sono conosciuti che erano attori sconosciuti (“Viaggiava spaesato, quasi inadatto al mondo. La macchina con la quale veniva a prendermi restava regolarmente senza benzina. Si scusava, prendeva la tanica dal bagagliaio e si avviava nella notte, tranquillo”, ha scritto la Mazzantini di Castellitto): lui è diventato uno dei più stimati attori europei, lei una delle più importanti scrittrici in lingua italiana. Insieme hanno fatto film di grande successo come Non ti muovere (tratto da un best seller della Mazzantini, di cui Castellitto è regista e interprete), pièce teatrali (Zorro), insieme hanno scritto un film che sarà nelle sale a ottobre (La bellezza del somaro) e insieme ne stanno scrivendo un altro tratto da un altro successo editoriale (Venuto al mondo): come si lavora quando si è allo stesso tempo marito e moglie, attori e sceneggiatori, scrittori di un testo e responsabili della sua messa in scena? Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini racconteranno cosa succede quando si vive in una casa circondati da figli e copioni: quando, per lavorare, ci si incontra in cucina. Insieme a Mario Sesti, ideatore della Festa del Cinema, curatore della sezione L’Altro Cinema | Extra, che ha portato sul palco dell’Auditorium i duetti di Bertolucci e Bellocchio, Servillo e Verdone, Muccino e Tornatore, i due, non solo sveleranno la ricetta di questa collaborazione irripetibile, ma mostreranno, per la prima volta, le immagini inedite della Bellezza del somaro e - sorpresa - Castellitto reciterà dal vivo dei testi da loro scritti (mostrando in diretta come entrambi vi lavorino sopra). | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Stephen Frears "La scrittura creativa del cinema" | “Non so scrivere e non sono particolarmente bravo a dire ad uno scrittore cosa vada bene o cosa manchi in un copione: per questo credo che lavorare con qualcuno che lo sappia fare di professione sia una cosa assai sensata” : è questa convinzione che ha fatto sì che Stephen Frears, negli ultimi trent’anni, sia stato responsabile di alcuni dei più felici e memorabili incroci della scrittura del cinema e di quella della narrativa? Nel 1985 si mette in luce con My Beautiful Laundrette, scritto insieme a quello che sarebbe diventato una delle più importanti voci della letteratura inglese (Hanif Kureishi), nel 1988 firma una delle più belle riduzioni di un classico (Le relazioni pericolose), nel 1993 porta sullo schermo Roddy Doyle (The Snapper), nel 2000 un best seller come Alta fedeltà, nel 2009 Colette (Chéri). Cresciuto su un set distante anni luce dalla letteratura (è stato assistente del capofila del Free Cinema, Lindsay Anderson), Frears ha messo a punto con pragmatismo, curiosità ed una regia mai priva di risorse un cinema capace di prendere dalla narrativa contemporanea o dalla biblioteca universale quanto è necessario per film di eccellente qualità e inusuale fedeltà alla fonte: anche quando trasformano in un intreccio romanzesco la sinistra fantasia della cronaca (come nel caso di The Queen, che racconta i retroscena del governo inglese all’indomani della morte di Lady Diana). A colloquio con Valerio Cappelli, cronista e critico del Corriere della Sera, Stephen Frears, e le immagini dei suoi film, parleranno al pubblico di questo lavoro sorprendente. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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Stephen Frears "La scrittura creativa del cinema" | “Non so scrivere e non sono particolarmente bravo a dire ad uno scrittore cosa vada bene o cosa manchi in un copione: per questo credo che lavorare con qualcuno che lo sappia fare di professione sia una cosa assai sensata” : è questa convinzione che ha fatto sì che Stephen Frears, negli ultimi trent’anni, sia stato responsabile di alcuni dei più felici e memorabili incroci della scrittura del cinema e di quella della narrativa? Nel 1985 si mette in luce con My Beautiful Laundrette, scritto insieme a quello che sarebbe diventato una delle più importanti voci della letteratura inglese (Hanif Kureishi), nel 1988 firma una delle più belle riduzioni di un classico (Le relazioni pericolose), nel 1993 porta sullo schermo Roddy Doyle (The Snapper), nel 2000 un best seller come Alta fedeltà, nel 2009 Colette (Chéri). Cresciuto su un set distante anni luce dalla letteratura (è stato assistente del capofila del Free Cinema, Lindsay Anderson), Frears ha messo a punto con pragmatismo, curiosità ed una regia mai priva di risorse un cinema capace di prendere dalla narrativa contemporanea o dalla biblioteca universale quanto è necessario per film di eccellente qualità e inusuale fedeltà alla fonte: anche quando trasformano in un intreccio romanzesco la sinistra fantasia della cronaca (come nel caso di The Queen, che racconta i retroscena del governo inglese all’indomani della morte di Lady Diana). A colloquio con Valerio Cappelli, cronista e critico del Corriere della Sera, Stephen Frears, e le immagini dei suoi film, parleranno al pubblico di questo lavoro sorprendente. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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Andrea Camilleri | “Comincio dall’episodio che mi eccita la scrittura”, cosi ha dichiarato Andrea Camilleri, in un’intervista ad una rivista della Siae. L’inventore del commissario Montalbano, il più grande successo editoriale italiano, spiega cosi il procedimento che dà l’avvio alla sua scrittura per ogni singola indagine del commissario di Vigata. Se il piacere della scrittura governa, probabilmente fin dall’esordio del 1994, la fortunata serie, non meno deve contare la curiosità dell’autore nel rintracciare notizie nella cronaca del presente quotidiano o in quella del lontano passato, questa soprattutto per i romanzi storici: dal Birraio di Preston, a La concessione del telefono, fino al recentissimo Il nipote del Negus. Il contastorie Camilleri, come lui accetta di definirsi, confessa che soprattutto per i romanzi storici la prova decisiva è la lettura ad alta voce (rauca, naturalmente). Mentre per i gialli non poco deve aver contato quella biblioteca paterna dove, a sette anni e mezzo, il futuro scrittore trovò e lesse il primo Simenon-Maigret. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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A. Bajani, R. Capacchione, R. Iacona, G. Nuzzi | Due variazioni sul tema della non fiction, l’inchiesta e il reportage narrativo, costituiscono forse una delle novità editoriali più interessanti di questi anni. Dal fenomeno delle caste – un libro che è diventato qualcos’altro, senso e linguaggio comune – alla riscoperta del filone alla Capote, sono sempre di più gli editori che investono sui libri di ricostruzione e denuncia. Il dopo Gomorra ha senz’altro contribuito a portare in libreria il lavoro di giornalisti, magistrati, scrittori, che hanno deciso di indagare in una forma narrativa, e dunque emotive, i nodi più urgenti della nostra contemporaneità. Si raccontano disastri e scandali, ma anche paesaggi e città, il mondo della scuola e del lavoro, con uno sguardo nuovo, dove il punto di vista del narratore si fonde con la documentazione. E gli autori italiani riscoprono la grande tradizione anglosassone dell’indagine, appagando la sete di informazioni del pubblico. Come si traduce un lavoro sul campo in narrazione? Come si introduce un criterio estetico nel report? In un momento in cui l’eccesso di informazione è nessuna informazione, come distinguere il racconto sulla realtà dalla realtà? E, se i giornali sono in crisi, perché in libreria tanto successo? | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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Abraham Yehoshua "Come scrivo i miei libri" | Esattamente vent’anni fa potemmo leggere, in Italia, L’amante, il primo, straordinario per sottigliezza e capacità evocativa, romanzo di Abraham B. Yehoshua. I vari personaggi ci parlavano direttamente, con i loro differenti punti di vista, coi loro segreti. Era, come quasi sempre sarebbe stato in questo straordinario romanziere, una storia di famiglia, una storia di relazioni. Il legame, l’amore coniugale è il cuore di tutti i suoi libri più belli; Yehoshua, a seconda dell’effetto, della voce che cerca, usa ora una modalità narrativa ora un’altra. La distanza oggettiva della terza persona per raccontare l’elaborazione del lutto di Molcho in Cinque Stagioni, la prima persona per il protagonista di Un divorzio tardivo, al duetto della doppia voce del più recente Fuoco amico. La difficoltà delle relazioni umane dai singoli si propaga, non solo metaforicamente, alle relazioni fra diversi popoli, fra le differenti religioni, e i romanzi di Yehoshua sottilmente ne mettono in scena il fragile equilibrio, la necessità del dialogo. Un grande autore, una voce indimenticabile, una capacità incredibile di consegnarci straordinari personaggi maschili e femminili. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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D. Carrisi, M. Carlotto, G. De Cataldo, G. Savatteri, G. Verasani | Sembrano davvero lontani i tempi in cui il genere giallo veniva considerato letteratura di serie b: oggi, re e regine delle classifiche sono gli autori di gialli, noir, thriller, che conquistano anche i critici più severi. Il genere si espande, abbraccia la cronaca e la politica, la storia passata e recente, oppure affonda nel mistero, nell’inconscio, nel buio. Dentro e fuori dal mainstream, e accanto agli autori “puri”, altri si sentono stretti nella categoria e sperimentano strade e scritture diverse, intrecciando esperienze personali – come il lavoro nel campo della legge o del giornalismo-, alle contaminazioni e alle suggestioni che arrivano dal cinema e dalle serie tv. C’è addirittura chi ha parlato della fine del giallo, ucciso proprio da prodotti televisivi come Csi, Dexter, The Wire. Ma le strade della letteratura sono infinite, così come sembra esserlo la richiesta del pubblico. E restano sempre aperte molte domande: cosa raccontare quando la realtà supera l’immaginazione? Se non esistono più confini tra buoni e cattivi, chi è l’eroe e chi il colpevole? E quali sono le implicazioni etiche di cui deve tenere conto uno scrittore quando tratteggia un “mostro”? La legge morale risuona ancora forte nelle pagine di quei libri che, volgendosi ai mali del nostro tempo e dell’uomo di sempre, fanno del giallo un romanzo sociale. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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G. Amitrano, I. Carmignani, M. Testa, C. Zonghetti | La traduzione è il sistema circolatorio delle letterature del mondo, scriveva Susan Sontag, perché la letteratura, a pensarci bene, non è un’arte universale come la pittura, è più come la musica, per raggiungere i suoi lettori ha bisogno di un interprete, altrimenti le sue note restano mute. E se l’interprete non conosce bene la musica o è stonato, sono guai per tutti: scrittori, editori e lettori. E allora come si traduce un libro? Be’, non è facile. Secondo Fruttero e Lucentini, che in questo campo la sapevano lunga, bisogna essere, insieme e a freddo, Napoleone e il suo più infimo furiere, bisogna dominare non una lingua ma un’intera cultura, un intero mondo, un intero modo di vedere il mondo, e poi bisogna scomparire nell’ombra perché il massimo trionfo del traduttore è che i lettori nemmeno si accorgano della sua esistenza. Oggi, per una volta, puntiamo i riflettori su questi sconosciuti e cerchiamo di scoprire da dove vengono e come lavorano. Scopriremo insieme anche la storia dei libri che leggiamo, di come sono nati e cambiati nel lungo viaggio dallo scrittore al loro autore “in seconda”, da altre culture alla nostra. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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A. D’Orsi, A. Foa, D. Sassoon, V. Vidotto | Leggere la storia per leggere l’oggi, sembra un’ovvietà, ma il successo di tanti eventi, festival, pubblicazioni dedicate alla Maestra di vita, lo confermano. Oggi più che mai l’interesse intorno a quella che fino a un po’ di tempo fa era percepita come una materia per appassionati o studiosi, è cresciuto, portando la storia e gli storici nelle piazze e perfino su iTunes, e conquistando un pubblico che assiste alle lezioni e alle conferenze sulla nascita della Democrazia, sull’incoronazione di Carlo Magno o sul caso Moro. È inutile cercare altre ragioni: come hanno cercato di spiegare per intere generazioni tutti i professori di tutte le scuole del mondo, nella storia del passato c’è il nostro presente. Ma come si scrive un libro di storia? Quanto tempo deve passare perché ci si possa accostare con il giusto approccio a un certo momento, fatto, personaggio? E quali sono le fonti, come si scelgono e come si interpretano? Se l’inchiesta ha successo perché racconta la nostra quotidianità, il manuale di storia, la monografia o la ricostruzione interdisciplinare di un’epoca, raccontano chi siamo. | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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A. Anedda, E. Biagini, J. Haddad, V. Magrelli | Nessuna figura, tra quelle che compongono il panorama letterario, è stata mai tanto discussa, indagata, criticata come quella del poeta: brutte creature, fingitori, troppo distaccati dal mondo e dalla realtà,…Eppure un tempo, neanche troppo lontano, il poeta ricopriva un ruolo importante all’interno della società intellettuale, e oggi, nonostante le vendite non sembrino premiarlo, il settore editoriale- tra libri e riviste- offre una ricca scelta di autori, i reading sono sempre diffusi e sono molti i siti e i blog in rete che si occupano di poesia. Ma, per dirla con uno che di versi se ne intendeva, a che servono i poeti in tempo di povertà? Che ruolo può avere la poesia all’epoca della Rete, del linguaggio sempre più semplificato dei mezzi di comunicazione? E sono ancora rigide le regole di scrittura, di metrica e composizione, o sono state definitivamente spazzate vie dalle Neoavanguardie? Se è vero che in parte, almeno per il grande pubblico, la poesia e i poeti sono stati sostituiti dalle canzoni e dai cantanti, e che il nome di De André, Dylan o De Gregori viene accostato a quello dei poeti laureati, chi è oggi il poeta? E infine, può e deve la poesia occuparsi di qualsiasi tema, politico, civile, etico, o è ancora per i più, la lingua dei sentimenti e delle emozioni? | 3/27/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Irvine Welsh "Come scrivo i miei libri" | Irvine Welsh è un uomo salvato dai libri, dai suoi libri. Uno che ha dirottato la voglia distruttiva, contestatrice, della sgangherata rivoluzione punk degli anni Settanta in un flusso di storie ricche d’inventiva, impastate in una lingua reale e oscena, ma vivissima. Gli anti eroi di Welsh, fin dal successo straordinario di Trainspotting, sono perdenti e autodistruttivi, a volte piccoli criminali che sognano il grande colpo, un’umanità che s’incasina in ogni attimo della propria vita. Insomma l’altra faccia, forse quella più sincera, della Cool Britannia degli ultimi due decenni. Arrabbiato e giovane, a dispetto degli anni che passano, questo è il modo di vivere e di scrivere di Irvine Welsh. Dopo le droghe, dopo il sesso, dopo i fiumi di alcol, dopo i rave, restano dei libri vivi, in continua fibrillazione linguistica, resta il suo metodo: quello di lanciarsi a capofitto nella narrazione dei piccoli demoni dei suoi protagonisti, brandendo una scrittura sporca e vitale. La commedia umana “made in Edimburgo” svela un po’ dei suoi segreti meccanismi. | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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Irvine Welsh "Come scrivo i miei libri" | Irvine Welsh è un uomo salvato dai libri, dai suoi libri. Uno che ha dirottato la voglia distruttiva, contestatrice, della sgangherata rivoluzione punk degli anni Settanta in un flusso di storie ricche d’inventiva, impastate in una lingua reale e oscena, ma vivissima. Gli anti eroi di Welsh, fin dal successo straordinario di Trainspotting, sono perdenti e autodistruttivi, a volte piccoli criminali che sognano il grande colpo, un’umanità che s’incasina in ogni attimo della propria vita. Insomma l’altra faccia, forse quella più sincera, della Cool Britannia degli ultimi due decenni. Arrabbiato e giovane, a dispetto degli anni che passano, questo è il modo di vivere e di scrivere di Irvine Welsh. Dopo le droghe, dopo il sesso, dopo i fiumi di alcol, dopo i rave, restano dei libri vivi, in continua fibrillazione linguistica, resta il suo metodo: quello di lanciarsi a capofitto nella narrazione dei piccoli demoni dei suoi protagonisti, brandendo una scrittura sporca e vitale. La commedia umana “made in Edimburgo” svela un po’ dei suoi segreti meccanismi. | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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Dario Fo "Come leggo, come scrivo" | Dario Fo, un nome per il teatro italiano, una lunga e militante carriera spesa tra i palcoscenici di tutto il mondo e l’impegno politico, sempre al fianco della moglie e compagna di lavoro, Franca Rame; una carriera coronata dal Premio Nobel nel 1997, riconoscimento che sottolinea l’importanza cruciale dell’uomo di lettere, oltre che all’attore e regista. Dal Mistero buffo con il suo Grammelot, al teatro politico- padre e figura di riferimento per il teatro di narrazione-, fino all’ultima Bibbia dei villani, Fo da anni tiene insieme cultura popolare, cronaca e storia, con una particolare attenzione verso gli eretici, i villani, i contadini, quelli “ai margini” del potere che la parola- anche la parola teatrale dal di dentro corrode. “Ho ottant’anni – scrive qualche anno fa - ma ne ho vissuti almeno centocinquanta. Se poi calcolo quelli di Franca, alla fine in due facciamo circa due secoli. Un arco di tempo lunghissimo racchiuso in due sole vite, perché quegli anni sono stati tutti, non uno di meno, belli e intensi. I mesi duravano 60 giorni, i giorni 48 ore... Sì, di vite noi due messi insieme ne abbiamo vissute davvero tante”. | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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Wu Ming "Come scriviamo i nostri libri" | In principio, era il 1994, fu Luther Blissett, in un’operazione su scala internazionale, a rappresentare la prima identità del collettivo di scrittori bolognesi che con il romanzo Q arrivarono in cima alle classifiche. I quattro autori vi raccontavano le rivolte contadine del XVI secolo che si svolsero nel cuore dell’Europa centrale sconvolta dalla riforma luterana. Chiusa quella fase fu la volta nel 2000 dei “senza nome”, i Wu Ming, che scrivono insieme 54 e Manituana e recentemente Altai, un ritorno agli scenari di Q. I Wu Ming non hanno solo scritto migliaia di pagine di narrazioni, insieme e come singoli, ma hanno anche avviato una riflessione teorica confluita in parte in New Italian Epic. Per anni una facile vulgata li ha dipinti come dei situazionisti che avrebbero aggiornato i temi del Nome della rosa ma loro dicono di aver pensato di scrivere Q dopo aver letto l’Ellroy di American Tabloid. Insomma i motivi per ascoltare il loro “come scriviamo (perlopiù in quattro) i nostri libri” non mancano proprio. | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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D. Bianchi, G. Cosenza, A. Gilioli, P. Gomez, L. Sofri, L. Lipperini | Diario, innanzitutto, ma anche rivista, giornale, o sinonimo di sito internet. Il blog, tutti sanno che cos’è, ma sfugge alle definizioni più rigide, come tutto ciò che appartiene al mondo liquido della rete. Tutti blog si assomigliano o ognuno è blogger a modo suo? Dall’informazione alla cucina, dalla politica alla letteratura, da quelli personali a quelli aziendali, i blog in rete hanno sostituito in gran parte le riviste specializzate, i pareri autorevoli della carta stampata, in alcuni casi (ma solo oltreoceano) sono arrivati addirittura a influire sui risultati delle elezioni. E ancora: le storie e le immagini di guerra viaggiano sui blog, i paesi che impongono la censura cercano di chiuderli, di imprigionarli, i giornali stessi guardano con preoccupazione al loro futuro. E da noi? Chi è un blogger? Come si costruisce un blog, deve seguire delle regole, e come si diventa “autorevoli”? Il blog rappresenta oggi la forma più democratica possibile di informazione e di relazione tra media e pubblico? | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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S. Ferri, E. Franco, E. Lodigiani, S. Mauri, M. Turchetta, A. Sellerio, G. Foglia, P. Zaninoni | Dietro a ogni libro c’è una schiera di mestieri e competenze; più semplicemente, dietro a ogni libro, c’è un editore, con la sua squadra: editor, redazione, traduttori, direttori di collana, grafici, e non ultimo il marketing, che decide come e quanto investire su un autore. Il vertice di questa macchina è l’editore, che spesso negli anni ha rivestito una vera e propria funzione intellettuale e culturale. Grandi gruppi e piccoli e medi editori, svolgono il loro ruolo all’interno di un panorama complesso, che cerca di tenere insieme diverse esigenze: la scoperta di nuovi autori e la riproposta dei classici, i libri di consumo e quelli di nicchia, la scommessa sul best seller e l’impegno sul catalogo. Sono tante le domande alle quali un editore può rispondere: come si conciliano letteratura e mercato? Come si individua un autore promettente e come si investe su di lui? Come intercettare, o al contrario, indirizzare, le domande del pubblico? E soprattutto, se è vero che i lettori in Italia sono pochi, e i libri, al contrario, tanti, come campa un editore? | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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S. Avallone, M. Codignola, F. Comencini, P. Grossi, F. Piccolo, A. Rollo, L. Pavolini | Il percorso di esistenza di un libro – dalla scrittura alla pubblicazione, alla trasformazione in soggetto di altre opere creative – in un incontro che vede la partecipazione degli scrittori Silvia Avallone e Pietro Grossi, degli editor Matteo Codignola e Alberto Rollo, infine dello scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo e della regista Francesca Comencini, coordinati da Lorenzo Pavolini. L’evento costituisce una delle tappe del progetto Facciamo un libro. A scuola di editoria 2010, realizzato dalla Fondazione Bellonci che da sempre affianca un’intensa attività di promozione della lettura all’organizzazione del Premio Strega. Il duplice obiettivo del progetto è avvicinare i ragazzi ai mestieri dell’editoria e creare attorno ai libri una curiosità e un interesse che potranno diventare un giorno passione e professione. Grazie alla guida di scrittori ed esperti di editoria, i ragazzi partecipano attivamente alle diverse fasi di lavorazione di un libro che raccoglierà i migliori racconti inviati da loro stessi, selezionati attraverso un concorso di scrittura creativa. | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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Come leggono i libri i ragazzi | Quale rapporto esiste tra ascoltare un brano sull’iPod, navigare in Internet, consultare Wikipedia e leggere un libro su carta o su un e-reader? Come le generazioni più giovani scelgono oggi quali libri leggere e quali sono le loro modalità di lettura? L’incontro evidenzierà come le tecnologie digitali influenzino il comportamento dei giovani nel rapporto con i contenuti culturali e di intrattenimento e come lo sviluppo delle tecnologie digitali e mobile ha cambiato il loro modo di accedere ai contenuti, di reperire le informazioni, non avendo più limiti di spazio e tempo. Ad aprire i lavori Cristina Mussinelli (consulente Aie per il settore digitale) che introdurrà il tema a partire dai risultati dell’Osservatorio permanente sui Contenuti Digitali, realizzato dall’AIE in collaborazione con le altre associazioni di produttori di contenuti. A seguire l’intervento di Federico Moccia, che parlerà con i ragazzi presenti di come e cosa leggono oggi i giovani e di se e com’è cambiato il loro approccio alla lettura. | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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Fabio Volo "Come scrivo i miei libri" | L’immagine è quella del ragazzo della porta accanto che prova a raccontare l’Italia qualunque, quotidiana. Fabio Volo, meglio ancora fabiovolo, è tante cose: il deejay, il conduttore radio televisivo, l’attore, ma la cosa che colpisce di più i commentatori dei giornali, i critici, è il fatto che lui scriva. Scrive libri, non di barzellette o di mera trascrizione dei suoi successi in tivù. Libri in cui fabiovolo racconta di Federico, di Michele, di Francesca, di Giacomo, di Sophie, di Lorenzo, di trentenni italiani di oggi che hanno tutti qualcosa del loro autore, fratelli o amici ideali del più famoso ex panetterie d’Italia. Libri che si scoprono fra i più esposti nelle letture in metropolitana, pagine in cui un malinconico giovane maschio italiano, in prima persona, racconta i suoi timori, gli amori, il lavoro, i rapporti coi genitori. Storie se vogliamo abbastanza convenzionali, ma intessute di quella normalità che è la vita di quasi tutti. Come scrive i libri “il non scrittore” fabiovolo, quello che sa parlare ogni volta a qualche milione di ragazze e ragazzi? | 3/26/10 | Free | View In iTunes |
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Philippe Forest "Come scrivo di me, nei miei libri" | La parabola della scrittura di Philippe Forest si può sintetizzare nell’incontro tra le teorie narratologiche e il dolore della vita. Cosa accade ad un’intellettuale, ad un raffinato esaminatore delle moderne modalità di scrittura del romanzo contemporaneo quando sua figlia di quattro anni muore di tumore? Lo stesso Forest ha scritto nel suo saggio Il romanzo, l’io che Tutti i bambini tranne uno è un romanzo dell’amore (paterno) la cui eroina è una bambina di quattro anni (colpita da una malattia mortale). Per tutta la notte è un romanzo dell’amore (coniugale) la cui eroina è una giovane donna venticinquenne (che ha appena perso la bambina). Cosa accade all’amore, in tutte le sue forme, dopo l’annichilente esperienza della morte? È questa la domanda a cui cerca di rispondere questo scrittore straordinario, capace di fuggire le pur non poche convenzioni del ricco sottogenere del commiato dai cari. Nel recente ultimo atto della sua autofiction, Un amore nuovo, Forest ha scritto che “non esistono romanzi se non d’amore” e che “l’amore è il romanzo, e lui solo. In un romanzo, tutto ciò che non parla d’amore non è che digressione, tempo perduto”. | 3/25/10 | Free | View In iTunes |
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Gianrico Carofiglio "Come scrivo i miei libri" | Con i personaggi letterari seriali funziona così, che la gente, i lettori, fermino lo scrittore che li ha immaginati sulla carta e spesso dissentono su un’opinione espressa, su una piccola azione compiuta, su un capo indossato dal personaggio amato. A Gianrico Carofiglio, che ha creato uno degli abitanti più famosi della Bari contemporanea: l’avvocato Guido Guerrieri, sarà successo non poche volte, e non solo a Bari. È il prezzo del successo della propria creatura: il lettore familiarizza, pensa in proprio, vede, istiga addirittura ad un tipo di reato da indagare piuttosto che ad un altro. Carofiglio, che ha già fatto lo sforzo di creare un personaggio che normalmente è la sua controparte professionale, lui giudice e Guerrieri avvocato, ha più di un motivo per raccontarsi attraverso i suoi legal thriller di successo. Come s’immagina i nuovi casi del suo avvocato quarantenne? Chissà se aiutandosi più con le pagine della cronaca locale, con quelle del codice di procedura penale oppure con i romanzi di altri detective, usciti dalla penna di scrittori amati? Stavolta Carofiglio parla e Guerrieri ascolta. | 3/25/10 | Free | View In iTunes |
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versione italiana - Philippe Forest "Come scrivo di me, nei miei libri" | La parabola della scrittura di Philippe Forest si può sintetizzare nell’incontro tra le teorie narratologiche e il dolore della vita. Cosa accade ad un’intellettuale, ad un raffinato esaminatore delle moderne modalità di scrittura del romanzo contemporaneo quando sua figlia di quattro anni muore di tumore? Lo stesso Forest ha scritto nel suo saggio Il romanzo, l’io che Tutti i bambini tranne uno è un romanzo dell’amore (paterno) la cui eroina è una bambina di quattro anni (colpita da una malattia mortale). Per tutta la notte è un romanzo dell’amore (coniugale) la cui eroina è una giovane donna venticinquenne (che ha appena perso la bambina). Cosa accade all’amore, in tutte le sue forme, dopo l’annichilente esperienza della morte? È questa la domanda a cui cerca di rispondere questo scrittore straordinario, capace di fuggire le pur non poche convenzioni del ricco sottogenere del commiato dai cari. Nel recente ultimo atto della sua autofiction, Un amore nuovo, Forest ha scritto che “non esistono romanzi se non d’amore” e che “l’amore è il romanzo, e lui solo. In un romanzo, tutto ciò che non parla d’amore non è che digressione, tempo perduto”. | 3/25/10 | Free | View In iTunes |
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Erri De Luca | Sono da poco trascorsi i vent’anni dall’esordio di Non ora, non qui, un libro che Erri De Luca scrisse quasi quarantenne, nel 1989, un piccolo libro di ricordi, di struggimenti, di cose passate per sempre, dell’infanzia vissuta a Napoli. Una città sempre presente nei suoi libri anche se lasciata a diciotto anni alla volta di Roma. Ha camminato per il mondo, ha consumato scarpe e scalato montagne, l’uomo nato vicino al mare, ha fatto per vent’anni, fino al ’96, lavori come il muratore, l’operaio. Scrive appoggiato alle ginocchia, prima che faccia giorno e su quaderni a righe perché quelli a quadretti gli ricordano le vite recluse. Ama il passato perché non deve inventare. Felicità e infanzia sembrano cose lontane, irrimediabilmente perdute, anche nel recente Il giorno prima della felicità, racconto dell’apprendistato dello Smilzo alla scuola di Don Gaetano mentre Napoli si ribella ai tedeschi. Non ha mai partecipato a premi letterari e ancor oggi, dopo tanti libri venduti, dopo tanti appassionati lettori non si sa spiegare “come storie legate ai fatti miei possano interessare i lettori”. Vent’anni di parole, di silenzi, l’occasione se non per un bilancio, per ricordare ancora qualcosa, per dire come sono nati alcuni di questi libri. | 3/25/10 | Free | View In iTunes |
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A. D’Avenia, C. Frascella, N. Lagioia, M. Venezia, S. Vinci | Aveva probabilmente ragione Calvino, quando nelle sue citatissime Lezioni Americane scriveva che “Forse, il primo libro è il solo che conta”, quello che non rischia di ripetersi e ha in se l’opportunità della promessa, dell’invenzione. Sia gli editori, che il mercato, questa regola sembrano averla presa molto sul serio, se è vero che mai come in questi anni abbiamo assistito a un vero e proprio fenomeno esordienti. Ma come si diventa scrittore? Cos’è che rende una persona che scrive, scrittore? E come nasce l’urgenza del raccontare, da dove viene una storia, qual è quella giusta, quella da scrivere per prima? Come si affronta il giudizio del pubblico, e come si concilia l’arte con il lavoro, l’ispirazione con il dovere? Queste sono solo le prime domande che si pone chi scrive il primo libro, e se, per esempio l’esordiente del momento, Alessandro D’Avenia, spera “di mantenere vivo lo spirito che ha generato il primo romanzo: ‘vedere’ e non ‘farsi vedere’”, Christian Frascella, che esce proprio in questi giorni con un nuovo romanzo, affronta la prova più temuta da uno scrittore: quella del secondo libro. | 3/25/10 | Free | View In iTunes |
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R. De Ceccatty, A. Debenedetti, S. Nigro, E. Rasy | Come ricordare Alberto Moravia? Umberto Eco, il giorno dei funerali, ha risposto così: «Caro Alberto, in tanti anni di interviste filmate e fotografie ti eri allenato a dare di te un’immagine scolpita nel tempo come le statue dell’isola di Pasqua, vive e sempre enigmatiche. Oggi è questa fissità e questa semplificazione del giudizio il rischio che corriamo nel ripensare alla tua opera. Ti dobbiamo il silenzio che spetta ai Grandi. Ma non il silenzio per dimenticare. Il lungo silenzio della rilettura». Sono passati vent’anni da queste parole e dalla morte dell’autore degli Indifferenti (26 settembre 1990). E se il silenzio che auspicava Eco fosse durato troppo? Risfogliare oggi le pagine dei quotidiani italiani in morte di Moravia, fa impressione. «Morto Moravia, grande del ’900», “Il Corriere della Sera” e “La Repubblica” apriva con un cubitale «Senza Moravia». La morte di Moravia è stata forse l’ultima occasione in cui la scomparsa di un letterato ha occupato un tale spazio mediatico. Che cosa è accaduto nel frattempo? Da dove può ripartire una riflessione sull’opera di Moravia? Mentre la Francia ha già aperto le celebrazioni, con la pubblicazione dell’ampia biografia di René de Ceccatty Moravia (Flammarion, in uscita a settembre per Bompiani), il dibattito italiano si riapre con questa tavola rotonda. | 3/25/10 | Free | View In iTunes |
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Boris Pahor | Quale può essere l’atteggiamento di un uomo che si è imbattuto nelle aberrazioni del secolo breve, dal fascismo al comunismo, dal nazionalismo cieco all’orrore nazista e che, sopravvissuto miracolosamente ai lager, non riesce a vedere per molti anni le sue memorie, i suoi libri, pubblicati nel paese in cui vive? Boris Pahor ha saputo puntigliosamente attendere che il tempo passasse e che alla fine fosse lui ad avere ragione dei negazionismi e delle colpevoli omissioni, politiche e culturali. Come è potuto accadere che Necropoli, scritto da uno scrittore triestino di madrelingua slovena, restasse ignoto agli italiani per quasi quarant’anni? Come è potuto accadere che l’orrore guardato in faccia e testimoniato da Boris Pahor non interessasse i tanti editori italiani che ne ricevettero notizia? Oggi, all’età di novantasette anni, questo testimone straordinario gira il paese che lo aveva ignorato e ne incontra i suoi frutti più delicati: i ragazzi delle scuole. Ricomincia ogni volta da loro il racconto della sua vita e dei suoi libri, tutto affinché la storia non sia passata invano. | 3/25/10 | Free | View In iTunes |
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- Category: Literature
- Language: Italian
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