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Dig Out Your Soul

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Recensione album

Maturity always seemed an alien concept to Oasis. The brothers Gallagher may have worshiped music made before their birth but there was no respect to their love: they stormed the rock & roll kingdom with no regard for anyone outside themselves, a narcissism that made perfect sense when they were young punks, as youth wears rebellion well, but the group's trump card was how their snottiness was leveled by their foundation in classic pop. This delicate balance was thrown out of whack after the phenomenal success of 1995's (What's the Story) Morning Glory?, when the group sunk into a pit of excess that they couldn't completely escape for almost a full decade. When Oasis did begin to re-emerge on 2005's Don't Believe the Truth they sounded like journeymen, purveyors of no-frills rock & roll.

All this makes the wallop of 2008's Dig Out Your Soul all the more bracing. Colorful and dense where Don't Believe the Truth was straightforward, Dig Out Your Soul finds Oasis reconnecting to the churning psychedelic undercurrents in their music, sounds that derive equally from mid-period Beatles and early Verve. This is heavy, murky music, as dense, brutal, and loud as Oasis has ever been, building upon the swagger of Don't Believe and containing not a hint of the hazy drift of their late-'90s records: it's what Be Here Now would have sounded like without the blizzard of cocaine and electronica paranoia. Dig Out Your Soul doesn't have much arrogance, either, as Oasis' strut has mellowed into an off-hand confidence, just like how Noel Gallagher's hero worship has turned into a distinct signature of his own, as his Beatlesque songs sound like nobody else's, not even the Beatles. His only real rival at this thick, surging pop is his brother Liam, who has proven a sturdy, if not especially flashy songwriter with a knack for candied Lennonesque ballads like "I'm Outta Time." To appreciate what Liam does, turn to Gem Archer's "To Be Where There's Life" and Andy Bell's "The Nature of Reality," which are enjoyable enough Oasis-by-numbers, but Liam's numbers resonate, getting stronger with repeated plays, as the best Oasis songs always do.

But, as it always does, Oasis belongs to Noel Gallagher, who pens six of the 11 songs on Dig Out Your Soul, almost every one of them possessing the same sense of inevitability that marked his best early work. Best among these are the titanic stomp of "Waiting for the Rapture" and the quicksilver kaleidoscope of "The Shock of the Lightning," a pair of songs that rank among his best, but the grinding blues-psych of "Bag It Up" and gently cascading "The Turning" aren't far behind, either. These have the large, enveloping melodies so characteristic of this work and what impresses is that he can still make music that sounds not written, but unearthed. These six tunes are Noel's strongest since Morning Glory — so strong it's hard not to wish he wrote the whole LP himself — but what's striking about Dig Out Your Soul is how its relentless onslaught of sound proves as enduring as the tunes. This is the sound of a mature yet restless rock band: all the brawn comes from the guitars, all the snarl comes from Liam Gallagher's vocals, who no longer sounds like a young punk but an aged, battered brawler who wears his scars proudly, which is a sentiment that can apply to the band itself. They're now survivors, filling out the vintage threads they've always worn with muscle and unapologetic style.

Recensioni clienti

Oasis sorprendenti!!

Gli Oasis sono sempre stati criticati per il fatto di non aver mai provato nessuna sperimentazione nei propri brani (anche se con SOTSOG l'avevano in parte fatto); con questo album non si sono lasciati alle spalle totalmente il loro modo di comporre, ma hanno comunque intrapreso una strada diversa, incidendo sia tracce cariche di rock (batteria e chitarra sono onnipresenti ossessivamente, per tutti quelli che non considerano rock gli Oasis), sia altre tracce "azzardate", non nelle loro corde, ma di certo riuscite. Noel ritrova la vena compositiva di una volta, le sue canzoni sono quelle della prima metà dell'album e sono di certo le più riuscite. Si parte con Bag It Up, la traccia apripista che difficilmente i ragazzi sbagliano; anche stavolta è così, pezzo rock davvero molto ma molto bello, uno dei miei preferiti, con la voce di Liam che non può che ipnotizzarti. Quindi si continua con dell'altro sano rock, The Turning, musicalmente più evoluta della traccia precedente ed ugualmente bella. Segue una delle prime tracce sperimentali, Waiting For The Rapture, con la voce di Noel da brividi che accompagna una buona melodia. The Shock Of The Lightning la conosciamo tutti, non si grida al miracolo ma un pezzo rock di questo genere gli Oasis ce le regalano sempre, continua a tenere alta la carica di questo album. Ed ecco che arriva il momento più inaspettato, Liam decide di scrivere un pezzo epico, l'unica ballata presente nell'album, giusto per ricordare che i bros sanno fare anche questo; se c'è bisogno di una perla pop come sottofondo per gli innamorati ecco che ce la regalano, I'm Outta Time, il miglior pezzo dell'album con niente da invidiare ai Beatles; quindi torna Noel con (Get Off Your High) Horse Lady, altro motivo non-Oasis senza troppe pretese. Come spartiacque dell'album arriva un'altra bellissima traccia, Falling Down, atmosfera cupa e melodia cantata da Dio da Noel. To Be Where There's Life è la prima traccia non firmata Gallaghers ed è quasi impossibile scacciare dalla mente il motivetto che si ripete per quasi tutta la canzone. Ain't Got Nothing è un'altra scarica di rock made by Liam, molto simile a The Meaning Of Soul del precedente album, veloce e incisiva. The Nature Of Reality è il punto più basso del disco a mio parere e Soldier On non pretende di essere una nuova traccia di chiusura alla Champagne Supernova, ma rispecchia in pieno l'andamento del disco. Sicuramente è un album molto più maturo, che farà storcere il naso a chi è abituato al loro rock/pop di facile assimilazione, ma regala lo stesso delle emozioni intense ed è una giusta risposta anche ai non amanti della band di Manchester, troppo abituata a criticare gli Oasis senza ascoltare a fondo la loro musica.

Immensi

Sound nuovo e trascinante come nessuno. Un disco che è una gemma preziosa nel panorama musicale di oggi che offre poco o nulla di nuovo,mentre questo album oltre ad essere completamente differente da don't belive the thuth offre sonorità nuove e mai banali. Bellissime tutte le canzoni. Disco da sentire e risentire. Assolutamente da avere per chi ama gli Oasis e consigliato anche per chi ancora non ha la fortuna di conoscerli.

fantastico

Album super, vale la pena comprarlo!!! Avanti così!!!

Biografia

Formato(a): 1993, Manchester, England

Genere: Rock

Anni di attività: '90s, '00s

Gli Oasis balzarono dall'ombra alla celebrità nel 1994, diventando una delle band più popolari e acclamate dalla critica del decennio; insieme alle band dei Blur e dei Suede, va loro riconosciuto il merito di aver rilanciato il genere British guitar pop ai vertici delle classifiche. Guidato dal chitarrista/autore Noel Gallagher, il quintetto di Manchester assume i connotati duri e violenti dei gruppi the Stones e the Who, incrociandola con le melodie e gli agganci stile "Beatles", con i motivi e...
Bio completa