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Seventeen Seconds (Remastered)

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Seventeen Seconds... per capire la bellezza

Robert Smith con i suoi The Cure rappresenta forse il massimo esponente del movimento Dark che ha rappresentato (e ancora oggi vive) l'evoluzione del Punk in chiave più gotica ma anche più poetica e romantica. Questo disco è uno dei più belli anche se è davvero difficile stabilire una graduatoria tra i lavori dei The Cure... Vanno comprati tutti, dai più impegnati au più "easy". Sono un percorso nel quale farsi portare per mano dalla voce acuta ed a volte struggente di Robert Smith. DARK FOREVER.

UNA RIFLESSIONE

"Seventeen Seconds" è un disco molto amato dai fan dei Cure, e non solo perchè contiene la storica hit "a forest", ma soprattutto perchè da il la all'orientamento che la band avrebbe poi preso in seguito, diventando "La" band della darkwave. In comune con il precedente disco ha il fatto che venne registrato in men che non si dica, ma l'impostazione è nettamente diversa: se in "Three Imaginary Boys" era il manager Chris Parry a dettar legge, da qui è e sarà Robert Smith, mentre gli altri componenti della band (i due neo assunti M.Hartley e S.Gallup, attuale bassista della formazione) iniziano la loro carriera di "esecutori della musica del loro amico Bob". Parte di questo disco venne scritta dopo un pestaggio subito da Smith in un ascensore, e pertanto non ci dobbiamo stupire dei toni cupi che pervadono l'opera. "A reflecion" è proprio un riflesso stesso del senso di malessere che non solo il suo autore, ma un'intera generazione avvertiva tra anni 70 e 80, dopo i bagordi del punk. "Three" e "The final sound" completano il trittico strumentale, fornendo un quadro di pura angoscia e smarrimento. C'è esitazione, insicurezza dell'io, forse imbarazzo; non è un caso che una canzone come "secrets" contenga solo il lontano riverbero del cantato. Gli stessi testi manifestano un'estenuante e logorante dialettica del protagonista alle prese con la fuggevolezza del tempo, che trascina via l'amore, altra grande tematica presente ("M" è dedicata da Robert alla sua allora fidanzata e attuale moglie Mary o'Toole). Anche l'apparente leggerezza di "Play for Today" è velata da un certo malessere, dettato dall'insicurezza ("you expect me to act like a lover, consider my moves, and deserve the reward, to hold you in my arms, and wait... for something to happen"). Il senso di oppressione che domina è palesato dalla ricorrenza degli ambienti chiusi nei testi ("Secrets", "At night", "In your house") e anche quando ci si trova "into the trees" nel famoso hit di cui sopra, il senso di claustrofobia predomina. Un disco dunque dai suoni distanti, fatto di echi, dissonanze, scarni ma efficaci synth duofonici, chitarre non distorte ma rese taglienti dai flanger, batteria tra il minimal e l'elettronica e un basso che segna i battiti e i fremiti del mal du vivre europeo dei primi anni '80. Da avere. L.L.

Seventeen Seconds

Dopo la sgangherata freschezza del piu che ottimo debut Three Imaginary Boys, Robert Smith e soci pubblicano questo Seventeen Seconds...Le atmosfere si fanno piu cupe, anche grazie all ingresso di un tastierista nella formazione, ed è quasi capolavoro...Stupende "Play For Today", l'eterea e sussurrata "Secrets", "A Forest" e la lugubre "At Night"...Voto 4 stellette e mezzo....

Biografia

Formato(a): 1976, Crawley, England

Genere: Alternativa

Anni di attività: '70s, '80s, '90s, '00s, '10s

Tra tutte le band emerse nell'immediato post punk rock alla fine degli anni 70, the Cure sono stati la band più duratura e popolare. Essendo una delle band che gettò i semi del goth rock, il gruppo the Cure accumulò strati di chitarre e sintetizzatori. La band divenne famosa per i canti lenti e malinconici e l'aspetto demoniaco del chitarrista/cantante Robert Smith, ma spesso l'immagine pubblica celò la diversità della loro musica. Alla fine...
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