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Seventeen Seconds (Remastered)

The Cure

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Recensione album

It's hard to believe that the Cure could release an album even more sparse than Three Imaginary Boys, but here's the proof. The lineup change that saw funkstery bassist Michael Dempsey squeezed out in favor of the more specific playing of (eventually the longest serving member outside Robert Smith) Simon Gallup, and the addition of keyboardist Mathieu Hartley resulted in the band becoming more rigid in sound, and more disciplined in attitude. While it is not the study in loss that Faith would become, or the descent into madness of Pornography, it is a perfect precursor to those collections. In a sense, Seventeen Seconds is the beginning of a trilogy of sorts, the emptiness that leads to the questioning and eventual madness of the subsequent work. Mostly forgotten outside of the unforgettable single "A Forest," Seventeen Seconds is an even, subtle work that grows on the listener over time. Sure, the Cure did better work, but for a new lineup and a newfound sense of independence, Robert Smith already shows that he knows what he's doing. From short instrumental pieces to robotic pop, Seventeen Seconds is where the Cure shed all the outside input and became their own band.

Recensioni clienti

Seventeen Seconds... per capire la bellezza

Robert Smith con i suoi The Cure rappresenta forse il massimo esponente del movimento Dark che ha rappresentato (e ancora oggi vive) l'evoluzione del Punk in chiave più gotica ma anche più poetica e romantica. Questo disco è uno dei più belli anche se è davvero difficile stabilire una graduatoria tra i lavori dei The Cure... Vanno comprati tutti, dai più impegnati au più "easy". Sono un percorso nel quale farsi portare per mano dalla voce acuta ed a volte struggente di Robert Smith. DARK FOREVER.

UNA RIFLESSIONE

"Seventeen Seconds" è un disco molto amato dai fan dei Cure, e non solo perchè contiene la storica hit "a forest", ma soprattutto perchè da il la all'orientamento che la band avrebbe poi preso in seguito, diventando "La" band della darkwave. In comune con il precedente disco ha il fatto che venne registrato in men che non si dica, ma l'impostazione è nettamente diversa: se in "Three Imaginary Boys" era il manager Chris Parry a dettar legge, da qui è e sarà Robert Smith, mentre gli altri componenti della band (i due neo assunti M.Hartley e S.Gallup, attuale bassista della formazione) iniziano la loro carriera di "esecutori della musica del loro amico Bob". Parte di questo disco venne scritta dopo un pestaggio subito da Smith in un ascensore, e pertanto non ci dobbiamo stupire dei toni cupi che pervadono l'opera. "A reflecion" è proprio un riflesso stesso del senso di malessere che non solo il suo autore, ma un'intera generazione avvertiva tra anni 70 e 80, dopo i bagordi del punk. "Three" e "The final sound" completano il trittico strumentale, fornendo un quadro di pura angoscia e smarrimento. C'è esitazione, insicurezza dell'io, forse imbarazzo; non è un caso che una canzone come "secrets" contenga solo il lontano riverbero del cantato. Gli stessi testi manifestano un'estenuante e logorante dialettica del protagonista alle prese con la fuggevolezza del tempo, che trascina via l'amore, altra grande tematica presente ("M" è dedicata da Robert alla sua allora fidanzata e attuale moglie Mary o'Toole). Anche l'apparente leggerezza di "Play for Today" è velata da un certo malessere, dettato dall'insicurezza ("you expect me to act like a lover, consider my moves, and deserve the reward, to hold you in my arms, and wait... for something to happen"). Il senso di oppressione che domina è palesato dalla ricorrenza degli ambienti chiusi nei testi ("Secrets", "At night", "In your house") e anche quando ci si trova "into the trees" nel famoso hit di cui sopra, il senso di claustrofobia predomina. Un disco dunque dai suoni distanti, fatto di echi, dissonanze, scarni ma efficaci synth duofonici, chitarre non distorte ma rese taglienti dai flanger, batteria tra il minimal e l'elettronica e un basso che segna i battiti e i fremiti del mal du vivre europeo dei primi anni '80. Da avere. L.L.

Seventeen Seconds

Dopo la sgangherata freschezza del piu che ottimo debut Three Imaginary Boys, Robert Smith e soci pubblicano questo Seventeen Seconds...Le atmosfere si fanno piu cupe, anche grazie all ingresso di un tastierista nella formazione, ed è quasi capolavoro...Stupende "Play For Today", l'eterea e sussurrata "Secrets", "A Forest" e la lugubre "At Night"...Voto 4 stellette e mezzo....

Biografie

Formato(a): 1976, Crawley, England

Genere: Alternativa

Anni di attività: '70s, '80s, '90s, '00s, '10s

Out of all the bands that emerged in the immediate aftermath of punk rock in the late '70s, few were as enduring and popular as the Cure. Led through numerous incarnations by guitarist/vocalist Robert Smith (born April 21, 1959), the band became well-known for its slow, gloomy dirges and Smith's ghoulish appearance, a public image that often hid the diversity of the Cure's music. At the outset, the Cure played jagged, edgy pop songs before slowly evolving into a more textured outfit. As one of the...
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